Ogni giorno racconto la favola mia, la racconto ogni giorno, chiunque tu sia...E mi vesto di sogno per darti se vuoi, l'illusione di un bimbo che gioca agli eroi!

Nome: Fabio
un uomo affetto da sindrome di Peter pan alla continua ricerca dell'isola che non c'è...
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Tratto da una riflessione del 26 settembre ore 20.30 circa…
Seduto in macchina mi appuntavo queste cose…
“Sono sempre l’ultimo…
Il tuo gancio, il tuo appiglio, ma la persona da nascondere a tutti, persino a te stessa.
Ti capisco come nessun altro che tu abbia conosciuto fin’oggi e ti piaccio per come la penso e come vivo la vita, ma tutto questo non è sufficiente per farmi uscire dalla parte oscura della tua esistenza.
Questa sera, nel tuo locale preferito, davanti a una birra, ho scoperto che sono venuto a casa tua la prima volta il 26 luglio. Il 26 agosto è stata il nostro ultimo weekend passato insieme (di corsa e in incognito come al solito). Oggi, molto probabilmente, è l’ultima volta in assoluto.
Quando dici che non sei capace ad amare, menti a te stessa, perché lo sai fare, ma ne hai paura.
Una fottuta immensa paura che ti porta ad essere così.”
Fine delle riflessioni... poi la tua telefonata, una profonda gioia in me…
Ti ho ribadito il concetto e quando ti ho detto
“sai che giorno è?”
“il 26”
“se mi apri ho una sorpresa per te! Sono qui a XXXXXXX”
Non mi hai risposto subito, confusa tra il piacere (perché un minimo ne hai provato) e lo sgomento (una cosa che non sai controllare ti fa paura)…Ho cercato di rasserenarti, che avrei accettato qualsiasi tua decisione.
Poi il nero…
Oggi 29 settembre risentirti al telefono mi è piaciuto, sono stato contento che abbia ricomposto il mio numero, ma la tua voce era bassa, troppo scura. Sapevo che mi stavi dicendo qualcosa, che non mi hai detto…
Il tuo messaggio, di risposta al mio, con quella parola è stato devastante…
Sai molto bene come la penso e sai ancor meglio che non mi fermo davanti ad una parola, ma tutto dipende da te, e dalla tua voglia di vivere la vita.
Sai come ci siamo conosciuti, sai come è il mio modo di pensare e sai benissimo come sono fatto.
D’altronde sei una persona che non si è fermata all’apparenza, una persona che mi ha conosciuto fino in fondo e che ha sicuramente combattuto con se stessa per avvicinarsi a me.
Ecco l’avevi fatto, era ad un passo e ora torni indietro?
No, non farlo!
Non fare che una serata storta inquini il nostro rapporto.
So che serata storta non è l’aggettivo esatto, ma sai benissimo che non è cio che volevo e sai che non avrei mai voluto farti del male…
Quindi fermati a pensare e a riflettere.
Si, io tuo amico non voglio esserlo, o meglio non solo quello.
Grignani cantava: “Un amico io lo perdono, invece a te ti amo”
Voglio essere il tuo amante, il tuo complice, il tuo cavaliere e, perché no, il tuo padrone e il tuo schiavo…
Pensaci, riflettici…
Davvero pensi che sia tutto sbagliato in me, ora?
Ti aspetto stasera, se vuoi, ne parleremo...
Seduto in quel caffè
io non pensavo a te
Guardavo il mondo che
girava intorno a me
Poi d'improvviso lei sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei
stretto come se non ci fosse che lei.
Vedevo solo lei
e non pensavo a te....
E tutta la città
correva incontro a noi....
Il buio ci trovo vicini
un ristorante e poi di corsa
a ballar sottobraccio a lei
stretto verso casa
abbracciato a lei
quasi come se non ci fosse che,
quasi come se non ci fosse che lei....
quasi come se non ci fosse che,
quasi come se non ci fosse che,
quasi come se non ci fosse che,
quasi come se non ci fosse che lei....
Mi son svegliato e
e sto pensando a te...
Ricordo solo che,
che ieri... non eri con me.
Il sole ha cancellato tutto...
Di colpo volo giù dal letto
e corro la al telefono
e parlo, rido e tu, tu non sai perchè
t'amo, t'amo e tu, tu non sai perchè
t'amo, t'amo e tu, tu non sai perchè
“E l’ho anche bevuto. E mi è anche piaciuto.”
Come avevamo iniziato il discorso non lo so, ma so che in quel momento ero al centro dell’attenzione, con tutti gli altri che mi guardavano tra lo stralunato e lo schifato.
C’erano le ragazze del gruppo che atterrite si osservavano tra di loro.
Le più imbarazzate erano Mara e Franca, le mie ex del gruppo. Eh si, perché le altre e i miei amici stavano pensando con quale delle due fosse successo.
“Hai capito mara e franca eh?” esclamo Pietro, cagando fuori dalla tazza come al solito.
“Pietro, come al solito non hai tatto e non capisci un cazzo…”
“Ah perché non l’hai fatto con loro?”
“Pietro lo vedi? Se ti applichi diventi come Cicciolina…”
“Cicciolina?... Fabio ma che cazzo stai dicendo” Pietro stava diventando paonazzo in volto dalla rabbia…. Lui, così puritano, il tipo a cui non piace il sesso anale e che, anche se fosse, sarebbe da fare solo con le troie o con le ragazze con cui non ti dovresti poi sposare.
Chi lo prende in culo è una poco di buono… d’altronde se un uomo lo prende in culo è un brutto frocio… Questa era la sua mentalità…
Ma vaffanculo… che cazzo di mentalità…
“Si Pietro! Quando ti applichi diventi come cicciolina… cioè “nun” te sfugge un cazzo a Piè…”
Le ragazze si misero a ridere, soprattutto la Mara.
A lei piaceva ridere e anche prenderlo in culo se è per quello… Si, a volte, mi chiedeva solo di fare quello, a freddo… le piaceva sentire lo sfintere bruciare, un dolore minimo che le procurava un godere mostruoso… I suoi “sbattimelo più forte, sfondamelo” sono ancora uno dei ricordi sessuali più belli che ho. E poi si faceva montare in qualsiasi modo.
Da dietro, di lato, a smorzacandela… in qualunque posizione basta che la sbattevo dietro.
Non le piaceva invece prenderlo in bocca… e quante litigate abbiamo fatto... Nei due mesi che siamo stati insieme, anzi ora si dice frequentarsi, non ho mai potuto venirle in bocca…
In culo ovviamente si, ma per il resto niente…
Forse abbiamo finito di vederci per questo… io volevo una che me lo succhiasse e lei forse cercava un cazzo più grosso del mio per farselo sfondare ancora di più.
L’ho guardata diritta negli occhi mentre rideva, ammonendola un pochino con lo sguardo, cosa, questa, che l’ha fatta smettere di ridere e cambiare orizzonte di vista…
Forse aveva letto nella mia mente cosa stavo pensando e un pò si è vergognata…
Ora si frequenta con Luca, un ragazzo di qualche anno meno di me e con circa una decina di centimetri in più dove a lei piace e forse preferisce. Chissà se è più bravo di me a letto…
Uffa ‘ste ansie da prestazione… e poi che faccio i paragoni con uno che va a letto con una a cui voglio bene solo come amico? Naaaa cambia inquadratura Fabio e cambia sceneggiatura va che è meglio…
E li la ruota della comitiva si è fermata su Franca…
Cazzarola… Franca è proprio BBona come si dice a Roma, con due “B”.
Alta una cifra pazzesca, capelli neri corti alla Meg ryan e due gambe lunghissime (quanto mi piaceva sfiorargliele con i polpastrelli quando si sdraiava nuda vicino a me.… Uno sguardo erotico come mai nessun’ altra.
Perfetta…
Forse troppo… Sessualmente andavamo d’accordissimo, nel senso che ogni volta che volevo fare sesso lei acconsentiva e infatti, in un mese che ci siamo visti, dormiva a casa mia un giorno si e pure l’altro. Si era accasata….
E io non volevo questo. Mi ero trovato con una figa pazzesca a letto, ma con una quasi moglie scassacazzi in casa.
Alla fine del mese di convivenza forzata, ho sfruttato la scusa di un fine settimana lavorativo a Milano e, pian piano, anche con l’aiuto di una mia amica (grazie Roberta per tutta la disponibilità che mi hai dato) che parlava in sottofondo mentre discutevo con lei al telefono, ci siamo staccati…
Da un punto di vista mi è dispiaciuto che sia finita, anche perché i suoi pompini erano memorabili…
Iniziava sempre piano prendendolo tutto in bocca e sentivo le sue labbra morbidissime avvolgermi.
Per quanta passione ci metteva sembrava che volesse mangiarlo ogni volta… era caldissima…
In più quando decideva di farmi venire, cominciava a masturbarmi sempre più veloce, con la lingua appoggiata sulla mia cappella a mantenere sempre un contatto intimo tra noi… e poi nel momento dell’orgasmo… era strepitoso, quando, nello stesso istante del primo fiotto, lo riprendeva avidamente in bocca per ricominciare a succhiarlo…
Sbalorditiva…
Ma alla fine era solo quello… pompini e basta… Non era cosi “calda” in altri campi… sembrava quasi di fare sesso con un manichino e questo sinceramente non mi piaceva. Era ancora single e non penso per poco.
Piera si alzò in piedi e mi chiese con chi l’avessi fatto.
Voleva sapere chi era quella pazza che ha avuto il coraggio di fare certe “zozzerie” o se erano come al solito cazzate sparate per fare colpo su di loro, per rendermi emancipato sessualmente, per essere “aperto mentalmente”ai loro occhi…
“Fabio non è come quella volta che ci hai raccontato del provino con Eva Henger?” reclamò Piera
“Io al provino ci sono stato cara” Risposi piccato “Ma loro volevano che firmassi delle liberatorie impensabili…Ecco, scoparmi Eva non mi sarebbe dispiaciuto, ma, se questo sarebbe significato vedermi in tutte le videoteche di Roma, il gioco non valeva la candela”
“Seeeeeee la candela…. A Fabbbbio sai come te la smorzava la candela? Anzi te più che la candela al massimo potevi esse’ ‘o stoppino…” Il solito Silvio… Battuta sempre pronta e humor pungente e simpatico….
“A proposito di stoppini…Silvio sei simpatico come un dito ar culo…” Risposi seccato…
“Ma come Fabio? Dicevi sempre che Franca ti faceva godere con un suo dito?”
L’ilarità si sparse all’interno del gruppo; prima ero al centro dell’attenzione e governavo la situazione, ora invece ero il centro del bersaglio. Dovevo fare qualcosa prima che la situazione precipitasse…
“Piera comunque se volevi vedere una foto del mio cazzo, non c’era bisogno che tirassi fuori la storia del provino…Bastava chiedere e stasera ti potevo accontentare”
“Seeeeeeeee. Ti piacerebbe che te lo chiedessi… Ma non c’è trippa per gatti”
“Va bene ragazzi mi avete annoiato… me ne vado a fare un giro…”
Comincio con i saluti e mentre saluto con un bacio Mara, all’orecchio mi sussurra
“So che stavi pensando a me e al mio culo… Ti piaceva vero?”
“Ciao Mara un bacio” Le dico con un filo di voce.
Si, il suo culo mi piaceva tanto e proprio ora i ricordi mi fanno tendere la stoffa dei pantaloni sul davanti… proprio li… mi stavo eccitando…
Indosso il casco e inforco la moto mentre la vibrazione del mio cellulare si attiva. Sorrido pensando al serpente a sonagli che ho ora nei boxer ed estraggo il telefonino.
Un messaggio. Franca…
“Sn cambiata nel corso dell’ultimo anno. So ke nn sono passionale come te e x te molto probabilmente ci vorrebbe 1 migliore! Xò sxo che qualche sera ci potremmo rivedere di nuovo.Bacio Franca”
Ancora non concepisco come una trentacinquenne scriva cosi col cellulare…
E due… sia Mara che Franca sono ritornate alla carica; evidentemente sono gelose della persona che sto frequentando ora… Come siete strane voi donne. Se avete una cosa che vi piace riuscite a farvela non piacere e, quando non ce l’avete più ritornate alla carica…
Ingrano la prima pensando alla notte precedente…
A quando ci siamo ritrovati nudi nello stesso letto in maniera così affrettata e sorprendente.
Guardavamo il soffitto senza far nulla in un nudo silenzio. Mi tocca la mano, leggera. Mi vuole allontanare? O trattenere? Sono inchiodato al letto, paralizzato. Mi ha posato con dolcezza le dita sul polso. Mi sono sentito ammanettato a lei. Sto bruciando. La bacio. Mi bacia. Forte e divorante. Non ho mai baciato prima d’ora o se l’ ho fatto erano baci cinematografici, finti. Questa è quella vera. La volta buona.
Si volta verso me e mi monta cavalcioni.
I suoi capelli le corrono lungo il volto come a disegnarle una maschera che le cela lo sguardo.
Scende verso le mie labbra e mi bacia di nuovo. Più lungo di prima, ancora più caldo…si scosta leggermente, bocca ancora socchiusa, ansimante…
Con uno scatto la giro, pancia all’aria e le prendo tutte e due le mani e le stringo con la mia mano sinistra… le palpo il seno, e le bacio un capezzolo… dolcemente prima e mordendolo poi… Un primo contorcersi… cerca di divincolarsi, ma la forza della mia mano sinistra e la morsa delle mie gambe allacciate alle sue, non le permettono che pochi movimenti…
Ora le mie mani stringono le sue. Le sue dita sono incrociate alle mie come in una preghiera di passione… passo dentro le sue gambe e le divarico leggermente le cosce. Sono sicuro che è bagnata, eccitata quanto me… facilmente entro dentro di lei. Delicato mi muovo sopra di lei, quasi a paura di volerle fare del male. Sono lento e dolce come una goccia di rugiada che scivola su petali di rosa.
Si un fiore… voglio odorarlo e assaporarlo il suo fiore…
Mi fermo e guardandola fissa negli occhi la bacio e poi è un susseguirsi di baci e tocchi di lingua per tutto il corpo… guance, orecchie, collo, spalle, seno, ventre, cosce fino ad arrivare li…
Le passo delicatamente la lingua sul clitoride e il brivido della rugiada la colpisce. Violento.
Corda di violino tesa e pizzicata leggermente dalla mia lingua… sento un lago di piacere aprirsi sotto la bocca e, dove so, che il tuffarsi sarà dolce e fragoroso…
E’ in mio possesso… le mani non la costringono più in una posizione innaturale, ma ora è prigioniera più di prima e aspetta solo che la pena sia veloce…
Vuol godere, lo sento dagli spasmi che la spingono verso di me, verso la mia bocca; lo sento dal suo sapore diverso…
Continuo veloce dentro e fuori fin quando stringe le sue mani sulle mie braccia conficcandomi le unghie in profondità.
“Ecco” sussurravi.
Quattro lettere che sono entrate nella mia mente ipnotizzandomi…
Si è voltata su un fianco, ma vedo che non vuole terminare così. Comincia a stuzzicarsi di nuovo, ora da sola con le sue dita… sono sdraiato ai suoi piedi gustandomi lo spettacolo…
Prima il medio… entra leggero senza problemi…
“Avvicinati di nuovo”
mi passa il dito sotto al naso per farmelo odorare, per farmelo leccare… di nuovo dentro e poi di nuovo nella mia bocca… starei ore a gustarmela…
ora è il turno dell’anulare… se lo bagna prima lei e poi entra dietro, dove prima la mia lingua affondava senza problemi… uno, due, tre volte… entra ed esce e una smorfia le riga la bocca…
anche lui sotto il mio naso, dentro la mia bocca… di nuovo…
ho voglia di rileccarla di riassaporare tutto il suo nettare…
mi catapulto di nuovo su di lei e ricomincio…
“Devo andare in bagno fabio”
Amo come pronuncia il mio nome…
Fabio…
Prova ad alzarsi, ma la prendo per un braccio e la stringo a me…
“La voglio io”…
Lei ora è in ginocchio sul letto e io le scivolo sotto…
Sono di nuovo a stretto contatto col suo sapore, col suo odore…
Ricomincio e sento vibrarla di nuovo…
“Falla” la mia preghiera…
Piccole stille cadono sulla mia lingua… le assaporo guardandola negli occhi..
“Ne voglio di più”
“Ti affogherò!”
Cazzo! Non vedo l’ora di ritornare da lei… dobbiamo finire…

Luna di pelle, tu
che cerchi il respiro
profondo di un sogno
eternamente dannato,
Luna affamata di miele
cicatrici le tue,
ora non senti, ora non
fanno male.
Ti vesto, Luna, con
capelli scuri che sanno
di ombra e di velluto.
Fino all'ultima goccia
di fiato, suonerò questo
vento con corde di violino
assenti. E mi sentirai
da lassù, mentre lacrime
taglienti come lame
avranno graffiato la carne
di un viso mai nato.
Femme.
Avevamo sete.
"Ci servono altre birre" disse Marco ridendo sotto l'effetto dell'alcol che avevamo ingollato fino a quel momento.
"Hai ragione! Dai alzati e vai a prendere altre due Ceres"
Si è alzato non senza problemi e si è avvicinato al bancone.
L'ho guardato allontanarsi, barcollava e intruppava chiunque fosse nelle sue vicinanze. Ultimo sorso dalla bottiglia, e, per la prima volta, ho notato una delle bariste, una ragazza sui trent'anni. Era di altezza superiore alla norma, un metro e settanta circa, magra, con le gambe lunghe, seni piccoli e rotondi e spalle atletiche ma assolutamente femminili. Viso ovale, un po' mascolino, cappellino con il nome del locale e i capelli color miele raccolti in trecce lunghissime che le davano un'aria da ragazzino terribile, un'aria sbarazzina, come del resto i suoi jeans strappati all'altezza delle ginocchia.
Era bellissima, e quando ha sorriso alla vista di Marco che barcollava,ho sentito crescermi la voglia dentro.
La volevo, volevo conoscere il suo corpo, sentire la sua pelle liscia contro la mia, annusarla e assaporarla. Avevo un grande bisogno di scopare.
Marco aveva ragione.
Dovevo lasciar perdere Laura e tutta la nostra vecchia storia che mi tormentava.
Avevo bisogno di una buona dose di sano sesso, fatto alla vecchia
maniera, da sfondare il letto!
Dovevo curarmi a base di sesso.
L'ho vista dietro al bancone, ma l'immaginavo nel mio letto. La sua pelle ambrata sulle mie lenzuola, sdraiata sulla pancia con le bracce lungo il suo corpo.
Avrei cominciato dal collo all'attaccatura dei capelli, mordendola leggermente, scendendo e poi risalendo di fianco fino ad arrivare alle orecchie. Di nuovo piccoli morsi, le strapperei dei risolini tra i respiri affannosi. Mi sarei soffermato sulle suo spalle, muovendomi lentamente da un lato all'altro, poi tra le scapole.
Le mie labbra avrebbero seguito il percorso delle dita lungo la spina dorsale, sui fianchi e giù fino al suo splendido sedere e al retro delle cosce. Poi, girandola, mi sarei riempito la vista con il suo corpo: gambe lunghe aperte e piegate, ventre liscio, seni rotondi e pieni che si sollevavano e ricadevano, labbra umide e schiuse, occhi scintillanti, colmi di voglia.
L'avremmo fatto.
Lentamente, all'inizio, con dolcezza e tenerezza, poi più in
profondità, senza freni, scatenati.
Insieme e ognuno per conto suo, lei in me e io in lei, insieme in noi stessi e l'uno nell'altra. Potenza e impotenza insieme, stringendoci fortemente, come unica certezza della nostra confusione.
In testa solo le sue parole "Scopami"

Danza della libido.
Prigioniera di un castello
di cera, sciolto al fuoco
di lacrime danzanti,
ricordo lunghi valzer
di passione, persa
nell'oblio di questo reame.
Ricordo labbra, le mie,
che incidevano sul tuo
corpo note in musica
d'amplesso, folli
vibrazioni lungo
quelle calde mani.
Ricordo respiri senza
fiato, quel piacere
infinito che sgorgava
dalla proibita foce,
silenzioza voglia
che non tace.
Danzo così su un pavimento
di primule rosse
l'eterno tango del
desiderio e..
..Si apre il sipario.
Femme.
clicca sull'immagine
"Teneramente
Un pensiero…
Un sorriso nell’intimo…
Emozioni rubate
alla sfuggente realtà...."
perdona questo silenzio...
ci sono silenzi che hanno parole, ma a volte, capita che quelle parole, non sono facili da ascoltare....
il mio essere a volte sfuggente , a volte irrequieto , altre assente non è comprensibile a tutti.
ma speravo, che almeno tu avresti compreso.
io ho i miei silenzi ma non vuol dire che tu non sia stato con me, sorrido e vorrei tu potessi guardarmi negli occhi capiresti che .... avevo solo bisogno si ascoltare il suono del mio silenzio.
perchè ad occhi chiusi si può sentire più di quanto si possa riuscire a vedere tenendo gli occhi aperti.
Sento che malgrado questa lunga assenza , riuscirai a comprendere me.
riuscirai a comprendere che sono un po’ speciale e che a volte la mia troppa sensibilità mi rende profondamente triste, ed è allora che preferisco ascoltare il mio silenzio.
un bacio infinito e sincero...
nevara
Un giorno mi sono affacciata alla finestra:
tanti dolci fringuelli svolazzavano tra le fronde degli alberi
fin sopra le loro chiome e oltre.
E ho sognato di poterlo fare anch'io:
guardare tutti dall'alto
e farmi scorgere da uno solo, a causa di un fruscio delle mie ali,
che cautamente mi innalzavano verso l'alto candido cielo.
Lui mi avvista, spalanca gli occhi ed esclama:
"Ma tu sei un miraggio o cosa?"
E io delusa me ne ritorno alla mia finestra.
Le mie ali piumate, più belle di quelle di un cigno, spariscono
e i miei occhi ritornano immersi in quella visione
di piccoli fringuelli che danzano fra di loro
con le loro dolci e incapibili melodie..
sussurate a labbra strette..
ore zerotretrequattro...
sono un bimbo cattivo e capriccioso ho scoperto di aver detto e fatto una cazzata....
maledetta impulsività...
ps straccia quella promessa perchè
Ora più che mai voglio esserti vicino, perchè
Non c'ero... Sono un fantasma...
Non m'aspettavo il nome, forse non m'aspettavo nulla, però accorgersene fa un pò male.
Il solito fantasma che deve vivere di momenti al buio, io solare come poche persone...
Sono la persona che deve esserci ma non può saperlo nessuno...
Che strana la vita eh?