Ogni giorno racconto la favola mia, la racconto ogni giorno, chiunque tu sia...E mi vesto di sogno per darti se vuoi, l'illusione di un bimbo che gioca agli eroi!

Nome: Fabio
un uomo affetto da sindrome di Peter pan alla continua ricerca dell'isola che non c'è...
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visitato *loading* volte
Un angelo con una sola ala passava i suoi giorni a metà tra inferno a paradiso,
tra eterno ed effimero,
ripensando sempre a quando le sue ali erano due
e la sua vita eterna,
a quando volava tra i salici piangenti e toccava coi piedi la fresca rugiada dei mattini di primavera mentre passava su sconfinati prati verdi,
ricordava ancora quanto le piaceva il profumo dei campi di grano e il solletico che le faceva il vento sul viso quando si librava veloce nel cielo.
Un giorno, mentre giocava con le rondini,
un viandante la chiamò.
Quando le si avvicinò, il viandante, chiese ghignando:
"Giovane angelo, tu conosci Dolore?"
"No, ma io non posso incontrarlo,
poiché sono una creatura divina,
colui che tu hai nominato vive tra gli uomini e non gli è concesso toccare gli angeli.
" L' uomo replicò:
"Povera sciocca! Risiede in tutti gli animi, credi davvero che possa camminare solo tra gli uomini?
Hai vissuto fin troppo nel tuo patetico mondo fatto di vento e salici."
Detto questo afferrò l'angelo e le strappò un'ala.
L' anima ed il corpo della creatura restarono immortali,
ma il cuore diventò fragile come quello degli uomini.
E conobbe Dolore, colui che nessuno avrebbe mai voluto incontrare.
L' angelo era seduto su di una pietra col viso bagnato da lacrime che i suoi occhi non avevano mai conosciuto.
Erano passati anni dalla visita di Dolore,
dal suo ultimo volo,
dal tempo in cui il vento la solleticava,
quando un' altro viandante incrociò la sua via,
ma non sentì paura,
poiché gli occhi blu del giovane erano rassicuranti
e le fecero scordare della sua esistenza a metà.
"Perchè guardi il mondo così tristemente?"
"Ho conosciuto Dolore, e questo basta per essere addolorata!" "Tu sei stata angelo, adesso cosa sei?"
"Sono una creatura a metà. Non mortale e non immortale."
"Non vorresti essere completa?"
"Guardami, la mia ala da sola non può ridarmi la mia vecchia esistenza."
"Forse è l'ala che ti è rimasta che non ti fa trovare te stessa e la tua dimensione.".
L' angelo era rapito dallo sguardo dell'uomo e,
nonostante la sua mente diceva di non ascoltare quella voce,
il suo cuore mortale urlava di seguire quello sconosciuto e di stringersi a lui.
"Fa sì che il tuo passato non intralci il tuo cammino,
toglila, e liberati di ogni ricordo,
ciò che è stato non potrà più tornare.".
Così dicendo abbracciò l' angelo, e baciandole la fronte staccò dolcemente l'ala,
senza procurarle sofferenza.
"Ma adesso sono mortale, cosa farò se incontro di nuovo Dolore?"
"Io starò con te e ti aiuterò a sconfiggerlo,
sono sicuro che lo vedremo molte e molte volte,
ma se resterai al mio fianco, angelo mio, saremo sempre più forti e riusciremo a scacciarlo.
Io ti proteggerò, e tu proteggerai me."
Le labbra dei due si sfiorarono
e sussurrando la donna chiese allo sconosciuto il suo nome
"Il mio nome è Amore."
Ma tanto mamma si scorda dai… Non è mica possibile che si ricorda di svegliarmi alle otto di domenica mattina, sicuramente avrà pensato ad una burla.
“Fabiooooooo, so le ottoooooooo”
Ma cazz.o… stavo li che amoreggiavo con Elisabetta canalis… madonna mia che je stavo a fa…
Ero mejo de coco, de vieri e pure de briatore…
“A ma mica te scordi mai eh?”
Vabbè dai mi giro dall’altra parte e poi alle nove mi alzo. Tanto in un ora ce la faccio a stare li alle dieci… che ci vuole? Ho la mia rina che è una scheggia…
Daje elisabè ndov’è che eravamo rimasti? Ah si ti stavo massaggiando le tempie… hai due tempie grosse come due meloni…
Ma che mi prendi a schiaffi? Azz.. sono le nove e mezza… caz.zo devo sbrigarmi…
Allora sms ad aldo… che je scrivo? Na cosa veloce… tipo “spettateme” ok.. inviato… speramo solo che ho scritto bene er numero e che quer rincojonito capisce che so io…
Dai dai..
Veloce in bagno… denti, ascelle (metti caso che rimorchio dovessi puzzà…) e una lavata di viso.. sono quasi pronto..
Dai dai ancora più veloce…
Calzini taaaaaaaaaac
Jeans taaaaaaac
Maglietta taaaaaaaaaac
Uh… mi sono scordato i boxer… meglio metterli sotto ai jeans va…
Scarpe taaaaaaaac
E via accendiamo rina…
Amore di una ragazza..
Direzione Castel madama: che cavolo di nome.
Io di castello conosco solo “Alle dame del castello piace fare solo quello" oppure quella filastrocca d’infanzia “Oh che bel castello”
Imbocco il GRA e via a centocinquanta verso la tiburtina (come la canzoncina “La casilina”).
Superato il ponte sul Tevere vedo nello specchietto retrovisore una moto che si avvicina a grossa velocità, mi stringo leggermente per farla passare e mi accorgo che sto a centosettanta e che quello che mi sta sorpassando è un tizio con una Hornet 600 e che sta come minimo a centottanta, centonovanta.
E che io mi faccio superare così? Ma soprattutto dove vai a quasi duecento alle nove e quarantacinque di domenica mattina? Mi affianco, lo guardo e lo supero… velocità duecento a passa, ma la cosa buffa è che il tipo sulla Honda sembrava che avesse il Parkinson per quanto tremava a causa dell’attrito con l’aria… mah…
Ecco devo svoltare per la A24… ore nove e quarantotto.
Mannaggia a me e quando mi sono scordato la bandana… ora mi toccherà pagare al casello all’uscita.
Dai veloce, prima, seconda, terza, quarta, quinta, sesta, centosettanta di nuovo. Dai che alle dieci ci arrivo di sicuro. Dieci e zeroquattro ed esco dall’autostrada.
Missione compiuta.
Arrivo, scendo e sfilo il casco e subito Aldo mi saluta con affetto.
“Che bello rivederti fabius”
“Hai visto l’orario del sms che ti ho mandato? Ecco mi sono alzato dal letto in quel preciso istante”
“Ah eri tu?”
CVD rincojonito perso.
Mi presenta i vecchi amici e nuovi
“Ciao daunio”
Daunio? Ma che caz.zo di nick è? Ah è il suo nome?
“Che nome particolare e simpatico”
Se ci fosse il premio oscar delle bugie lo vincerei a mani basse.
Squilla il telefonino di Aldo.
“Brutte notizie ragazzi. Alberto è rimasto invischiato nel caos della maratona a Roma… dobbiamo aspettarlo una quarantina di minuti”
cazz.oooooooooo potevo dormire un’altra mezz’ora... Ma porca di quella smandrappata…
“Va bene Aldo no problems”
Sudati come maiali (jafaisevoi dappiù perché intutato fino al midollo) aspettiamo Albert e compagna.
Dopo un’ora di attesa eccolo arrivare.
Via ora vestiamoci di nuovo e pronti a partire.
Bella strada e bei profumi. Sento i profumi di pesco e di mimose che mi solleticano le narici… azz ma è un’ape… porca miseriaccia altro che profumi, altro che fiori rosa e fiori di pesco, c’eri tu (misa che questa già l’ho sentita).
Che bella strada e che belle curve.
Provo a forzare un po’ ma il ginocchio mi duole, soprattutto nelle curve verso sinistra e in un paio di curve invece ho fatto traiettorie strane… chissà perché…
Problemino a rina.. si spenge al minimo… che sia il temibile TPS (sembra che la sigla TPS stia per Te Pareva Semplice anna in moto vero?)
Comunque via dei santuari… mi metto in coda come al solito, ma subito dopo un paio di curve, non ce la faccio e soprattutto rina vuole essere montata e sbattuta un pochino… Va bene amore dai ti do una strigliatina…
Terza, seconda e apro… saluto il gruppetto di amici e mi avvio… le qualifier della dunlop sembrano rispondere bene e tutto di seconda per un tre, quattro chilometri… il motore urlava di piacere e gioia e io che giu a destra e a manca… diecimila giri di piacere e di giravolte…
Rina ti amo…
Rallento e aspetto il gruppo e ci avviamo verso Vallepietra per cercare un ristorante. Ci fermiamo ad un bivio e due ragazze autoctone ci guardano incuriosite… una era giovane, troppo, ma l’altra invece… ci guardavano e subito un grido si levò alto fra di noi…
“Occhio che quello con quella moto è un maniaco”
Ripartiamo… giretto intorno al paese ma è tutto chiuso e ripassiamo davanti alle ragazze di prima…
“Il maniaco è tornato attente”
Sorridono di nuovo e via verso altri lidi…
Troviamo un ristorantino aperto (l’unico) dove ci appropinquiamo a mangiare.
Ragà gli gnocchi erano boni, ma tanto boni… anche gli altri primi e la carne però volevamo fare come il noto marchese del Grillo:
“Aronne tu lavori bene:bello l'armadio,bella la scarpiera,bella la brasserie...bello,bello tutto...bravo...grazie...mo' te ne poi pure anna'...”
invece se ne semo annati noi e co venticinque (leggasi 25) euri de meno in saccoccia…
Ma è tutto ok… altro giretto in moto e poi ritorno a casa…
Un saluto a tutti voi compagni di viaggio e amici.
Un’ultima cosa…
Ma Jafaisevoi è arrivato o è ancora rimasto indietro a fa le curve???
e mi devo operare...
tutti e due i menischi del ginocchio sinistro si sono rotti e forse è interessato anche il crociato posteriore (si saprà solo in fase d'operazione). Che palle...
insomma... la sfiga mi rincorre veloce...
Che manca?
Venere
Ritaglio con forbici di velluto
immagini divine ed imperscrutabili,
io le ho rubate alle stelle stanotte,
perchè Loro mi hanno detto che è vero,
sono la Venere di questo ambito cielo,
sublime perfezione distorta.
Ho licenziato la mia anima malata
ed ho costruito attorno a me
il castello della superba vanità
assumendo un ruolo che mai come
adesso mi appartiene.
Sono la Venere di questo ambito cielo,
la carne perfetta, la timida goccia
di lussuria che cola lungo il
tuo corpo ansimante.
Sono l'immagine perversa
dei tuoi deviati sensi,
l'idea che prende forma,
che rompe il finto silenzio
urlando senza voce.
Femme.

Se ti chiedessi un bacio, pensi oserei troppo?
Se ti chiedessi un abbraccio, oltrapasserei comunque il limite?
Se ti chiedessi anche solo una piccola carezza, giusto per provare l'ebrezza di essermi fatta sfiorare da te, ti sembrerebbe oltremodo impossibile?
Le nostre posizioni,
le nostre realtà,
sono così diverse che a volte mi domando se davvero possiamo esistere l'una per l'altro.
Cerchiamo di sfiorarci, con parole soffici, delicate, soavi, facilmente paragonabili ad aliti di vento, tuttavia c'è sempre un valico da oltrepassare, che si erge in tutta la sua altezza, e imponente troneggia dinnanzi a noi.
A volte m'immagino di poterlo toccare insieme, contemporaneamente, per sentire così i nostri palmi a contatto. Per poi farle scivolare via, finchè anche l'ultimo polpastrello si sia disunito dal corrispondente. E provare così la nostalgia di quell'attimo prima.
Se ti dicessi che mi sento sola e che solo quando sono con te mi sento al sicuro, riusciresti a capire che non sono solo parole, ma una sensazione vera e propria?
Se ti chiedessi di essere il mio principe, ti apparirei troppo bambina?
Conosco le favole, spesso le ho anche sognate, ma non le ho mai vissute.
Rendimi detenitrice di una nuova emozione, di un'esperienza che non tutti possono crearmi.
Forgia per me una strada coinciedente, che ci faccia incontrare anche per un solo istante. Prometto che non sarò così avida da volerne un'altra.
Se ti chedessi di far si che non ci sia mai un addio tra noi due, ti sembrerebbe fattibile?
In caso contrario sappi che per me non lo sarà mai. O forse si.
Parole forse vere, forse no, forse con un destinatario, forse senza un mittente, forse provate, forse immaginate. Cos'è c'è di vero che possiamo vedere in un raggio di sole?
Stavo rileggendo vecchie mail...
e ho trovato 'sta cosa scritta per te...
un abbraccio...
Impietrito di fronte a te, alla tua pericolosa bellezza.
Mi guardi e sorridi mentre con gli occhi mi chiedi di osare di più, di fare un passo verso di te.
Mai, un cenno non pronunciato, è stato cosi eloquente, mai è stato cosi amato e desiderato.
Mi avvicino e ti accarezzo con delicatezza, quasi pauroso, la nuda spalla.
Ti fisso negli occhi, vorrei avvicinarmi alla tua bocca, vorrei sentire il profumo delle tue rosse labbra; ancora una volta, però, sei tu che mi sussurri l'azione con i tuoi occhi, col tuo sorriso languido.
Ti passo la mano dolce e leggera sulla spalla, proseguendo per il collo, per le gote, dietro le orecchie e finisce la sua sensuale corsa dietro la nuca, tra i tuoi regali capelli, che cadono maestosi sulla tua schiena.
Avvicino le mie labbra alle tue, voglio mangiare il tuo respiro, voglio rubarlo, voglio farti morire e rinascere una, dieci, cento e mille volte...
Voglio assaporare la tua voglia di donna e fonderla con la mia voglia d'essere tuo.
Le nostre lingue si rincorrono giocose e felici...
Con le mani sposti le spalline del vestito, quello nero trasparente, corto, che mi fa impazzire al solo pensiero che tu l'abbia indossato, che mi fa salire il sangue al cervello, che mi fa scorrere il sangue in maniera folle e impazzita.
Ho paura che tu possa sentire il battito folle e accelerato, e che tu capisca che sono solo un burattino nelle tue mani.
Quel vestito, che pochi secondi prima correva lungo i tuoi fianchi dolci e sinuosi, ora scivola lentamente in terra, facendo cadere anche gli ultimi nostri tentennamenti, le nostre ultime resistenze, la tua ultima paura. Ora sei di nuovo di fronte a me, nuda, vestita solo dei tuoi capelli neri, setosi e lucenti, di un perizoma, anch'esso nero e di un paio di decollete con i lacci color argento...
Come il mio più impensabile sogno.
Mi allontani delicatamente sussurrando qualcosa nelle mie orecchie, ma il tambureggiare sempre più incessante del mio cuore ha coperto il significato di tali parole.
Ti volti e ti avvii verso il tavolo del soggiorno e, prona, ti appoggi sulla sua superficie.
Alzi il ginocchio destro e appoggi anch'esso sul tavolo e nel mentre pronunci :
<<Sono il tuo sogno?">>
<<No, sei una magnifica realtà>>"
Che canzone...
Rufus si è svegliato e ha scritto come solo lui sa fare...