Ogni giorno racconto la favola mia, la racconto ogni giorno, chiunque tu sia...E mi vesto di sogno per darti se vuoi, l'illusione di un bimbo che gioca agli eroi!

Nome: Fabio
un uomo affetto da sindrome di Peter pan alla continua ricerca dell'isola che non c'è...
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Questo è quello che ora vedo di te. I tuoi occhi, 2 stelle. Verdi che rispecchiano i miei.
Quando mi hai invitato a casa tua eri serena e contenta di conoscermi, ora di più...
Il nostro primo incontro.
Ti sei vestita provocante, proprio per quest' occasione speciale. La tua camicia bianca senza bottoni ti fascia la parte superiore del corpo... Lacci di raso stringono delicatamente il tuo seno privo di reggiseno...
Mi hai fatto attendere qualche minuto prima di salire, perchè non seipronta, non hai indossato ancora la gonna. Si, quella gonna che ora non c'è più, quella mini provocante e sensuale che fai salire in modo innocentemente casuale, ma che è un tuo chiaro segno di consenso.
Ti lascio fare, vedo l'elastico delle autoreggenti... aspetto il momento strategico per la mia mossa decisiva...
Ora sei seduta su questa sedia di rattan, nera, lucente, sembra un trono, anzi un'alcova, e tu la donna da immolare al mio ego. Dove prima c'erano le tue decolletè nere con tacchi vertiginosi, ora c'è un nastro che sfiora la pelle... lì alle caviglie...
Rosa...
tutt'intorno ai nastri è rosa...la tua pelle... candida e profumata che traspare dalle tue provocanti calze a rete..
Continuo ad osservarti...ti sbircio...ti annuso... chiudi gli occhi, dici qualcosa, ma attraverso il raso rosa non capisco…Forse implori carezze o forse stai solo gioendo...ricordo come ti aggiravi sinuosa dietro di me e mi sfioravi dolcemente le spalle, e mi sussurravi all’orecchio paroline dolci: “Questa sera ti farò impazzire, mi ciberò di te e mi disseterò di te. Sarai linfa vitale...
Come ci sei vicina…
Ora sono qui, abbasso leggermente la testa, fiuto i tuoi capelli neri e lucenti…
Sanno di vaniglia, inspiro il tuo profumo, ...li scanso leggermente, libero il tuo lobo sinistro...lo sfioro ...lo bacio. ti sussurro…
Mi allontano...non mi perdi di vista..estraggo da una tasca la traccia che ho preparato per te...
unico pezzo, una sola canzone, il tasto “replay” la riprodurrà all’infinito…
Ora capirai il motivo di quella domanda che ti feci… “Hai lo stereo Anna? E il tasto repeat?”
“Caro Ojas, certo che ho lo stereo? Per chi mi hai preso? Il tasto repeat? Si c’è? Ma perché questa bislacca domanda?”
“Farò un cd per noi, per ricordare quel momento e quando ci daremo il nostro primo vero e appassionato bacio, vorrò sentire quella canzone all’infinito…”
“Ojas sei proprio un romanticone… Ma saprò mai il tuo vero nome?”
“Certo Anna! Quando verrò a cena da te…”
Ritorno in salone e ti vedo riversa per terra…
Hai provato a slegarti, ma hai perso l’equilibrio e ora sei in terra e ridi divertita. Poco male, fra un po’ sarò vicino a te.
Ancora un attimo baby… Mi avvicino allo stereo e premo il tasto per estrarre il cd che stavamo ascoltando. Inserisco il mio, tutto nero, come il buio che fra pochi momenti calerà in questa stanza.
Play.
Comincia lo spettacolo…
“Sometimes I feel I've got to
Run away I've got to
Get away
From the pain that you drive into the heart of me”
I Depeche Mode cominciano a suonare e Dave Gahan comincia a cantare.
Seguo il ritmo con le spalle e comincio a seguire Dave, come impossessato da lui, comincio a copiarne le orme musicali, i suoni e gli acuti.
Mi volto e vicino a te intravvedo un frammento rosa.
Mi chino a raccoglierlo…
una tua unghia, una di quelle con cui prima mi sfioravi leggermente le spalle, provocandomi brividi di piacere, ma mai come quello che proverò tra poco…
Vedo gioia nei tuoi occhi e ormai il tuo volto è segnato da quelle linee di espressione disegnate dalle tue risa.
Asciugo le tue gote, sei sudata... continui a sussurrare... non sento, ma interpreto il labbiale, gioisco...e intanto “tainted love” rimbalza nella mia mente.
Sfioro il tuo collo, le mie labbra espirano ...le spingo contro i tuoi seni... quel tanto che basta per sentire la tua pelle turgida e calda.
Un rivolo di sudore scende dal collo, solca lo sterno, s'insinua tra i seni ... si fa strada sul ventre ... finisce la sua corsa nell'ombellico.
Bagno il mio dito... assaggio il tuo sudore...dolce...sa di buono il tuo sapore …
Mi avvicino nuovamente.. ti sfioro le sopracciglia, chiudi le palpebre, poi le riapri minacciandoti di mille carezze. Li riapri. Ormai la stanza è densa di musica, sussurri e gemiti.
Una spinta...due, tre, cento volte..lenti , veloci, dolci, sublimi. Un unico movimento ...il tuo capo che annuisce un si ...due, tre, cento volte... Ora il sudore più copioso, ti bagna... ci bagna. Sorridi.
Esanimi guardiamo il soffitto...felici abbracciati riposiamo...
“Don't touch me please
I cannot stand the way you tease
I love you though you hurt me so
Now I'm going to pack my things and go
Questo è quello che ora vedo di te. I tuoi occhi di riflesso. Impauriti e filtrati dalla lucente lama del mio coltello.
Eppure quando mi hai invitato a casa tua eri serena e contenta di conoscermi.
Il nostro primo incontro.
Ti sei vestita provocante, proprio per quest' occasione speciale. La tua camicia bianca senza bottoni ti fasciava la parte superiore del corpo... Legacci in cuoio ti stringevano delicatamente il seno libero da qualsiasi costrizione di un volgarissimo capo di lingerie...
Mi hai fatto attendere qualche minuto prima di salire, perchè non eri pronta, non avevi indossato ancora la gonna. Si, quella gonna che ora non c'è più, quella mini provocante e sensuale che facevi salire in modo innocentemente casuale, ma che era un tuo chiaro segno d'abbordaggio.
Ti ho lasciato fare, vedevo l'elastico delle autoreggenti aspettando il momento propizio per scagliare il mio colpo...
Ora sei seduta su questa sedia di legno, antica, sembra un trono, anzi un antro sacrificale, e tu sei la vergine da immolare al mio Dio. Dove prima c'erano le tue decollete nere con tacchi spaventosi e maestosi, ora c'è una corda che sega la carne all'altezza della caviglia...
Rosso...
tutt'intorno alla corda è rosso e le tue magnifiche calze sono sfilacciate...
Continuo ad osservarti attraverso la lama, chiudi gli occhi, dici qualcosa, ma attraverso il raso nero non ti capisco…Forse mi implori o forse ti stai solamente lamentando, ma prima mi ricordo come ti aggiravi sinuosamente dietro di me e come accarezzavi dolcemente le mie spalle, e mi sussurravi all’orecchio paroline sconce “Questa sera ti farò impazzire, mi ciberò di te e mi disseterò di te. Ti succhierò il sangue”
Come ci sei andata vicino…
Ora sono qui, abbasso leggermente la testa, annuso i tuoi neri e lucenti capelli…
Sanno di vaniglia, inalo nelle narici il tuo profumo, come fosse l’ultimo respiro della mia vita e con la mano sinistra li scosto leggermente e mi avvicino al tuo lobo sinistro. Ci stiamo scambiando i ruoli…
Sussurro:”Hai ragione...Qualcuno stasera si sentirà un po’ vampiro…”
Mi allontano da te, arrivo al mio giaccone, mentre sento che ti stai agitando, che ti dimeni e cerchi di urlare, ma il volume dello stereo è troppo alto affinché qualcuno possa sentirti.
Estraggo dalla tasca interna il cd che ho preparato solo per te…
una sola traccia, una sola canzone, tanto il tasto “ripeti” del tuo stereo ce la farà ascoltare all’infinito…
Ora capirai il motivo di quella domanda che ti feci… “Hai lo stereo Anna? E il tasto repeat?”
“Caro Ojas, certo che ho lo stereo? Per chi mi hai preso? Il tasto repeat? Si c’è? Ma perché questa bislacca domanda?”
“Farò un cd per noi, per ricordare quel momento e quando ci daremo il nostro primo vero e appassionato bacio, vorrò sentire quella canzone all’infinito…”
“Ojas sei proprio un romanticone… Ma saprò mai il tuo vero nome?”
“Certo Anna! Quando verrò a cena da te…”
Ritorno in salone e ti vedo riversa per terra…
hai provato a slegarti, ma hai perso l’equilibrio e ora sei in terra e rantoli. Poco male, fra un po’ mi dedicherò solo a te.
Ancora un attimo baby… Mi avvicino allo stereo e premo il tasto per estrarre il cd che stavamo ascoltando. Inserisco il mio, tutto nero, come il buio che fra pochi momenti calerà in questa stanza.
Play.
Comincia lo spettacolo…
“Sometimes I feel I've got to
Run away I've got to
Get away
From the pain that you drive into the heart of me”
I Depeche Mode cominciano a suonare e Dave Gahan comincia a cantare.
Seguo il ritmo con le spalle e comincio a seguire Dave, come impossessato da lui, comincio a copiarne le orme musicali, i suoni e gli acuti.
Mi volto e vicino a te intravvedo un frammento rosso.
Mi avvicino e mi chino a raccoglierlo…
una tua unghia, una di quelle con cui prima mi sfioravi leggermente le spalle, non senza provocandomi dei brividi di piacere, ma mai come quello che proverò tra poco…
Vedo il terrore nei tuoi occhi e ormai il tuo volto è rigato da decine di ombre di trucco che disegnano la paura su di te.
Delicatamente ti rimetto in piedi sulla sedia, e con un senso di paternità pulisco le tue gote con un fazzoletto; continui ad implorarmi qualcosa, ma non ti sento, “tainted love” rimbalza nella mia mente.
Ti appoggio la lama sotto al collo, vicino alla giugulare, premo un po’ quel tanto che basta per sentire la lama che entra soffice, come se il tuo collo fosse di gommapiuma.
Un rivolo di sangue esce, mentre un urlo soffocato dalla benda di raso si spande nella stanza. La goccia rossa scarlatto si fa strada sul tuo corpo passa sul tuo seno e finisce la sua corsa in terra.
Porto la punta della lama alla mia bocca e assaggio il tuo sapore. Dolce, mi piace il sapore del terrore…
Avvicino nuovamente il coltello al tuo viso, ti sfioro le sopracciglia, chiudi le palpebre, ma ti intimo di riaprirle minacciandoti di affondare la lama nella tua pupilla. Li riapri. Ormai la stanza è densa di musica, terrore e brividi.
Un colpo secco, nitido e veloce. Un unico movimento e il tuo capezzolo sinistro non c’è più. Ora il sangue è più copioso, zampilla dal tuo seno. Svieni. Peccato, il gioco è finito. Affondo la mia lama calda dentro il tuo stomaco e ruoto il palmo di novanta gradi.
Estraggo il pugnale, lo lecco e lo metto in tasca. Mi chino e prendo il mio souvenir, il mio ricordo della notte passata con te.
Piacere di averti conosciuta Foxy.
“Don't touch me please
I cannot stand the way you tease
I love you though you hurt me so
Now I'm going to pack my things and go