Ogni giorno racconto la favola mia, la racconto ogni giorno, chiunque tu sia...E mi vesto di sogno per darti se vuoi, l'illusione di un bimbo che gioca agli eroi!

Nome: Fabio
un uomo affetto da sindrome di Peter pan alla continua ricerca dell'isola che non c'è...
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Ma tanto mamma si scorda dai… Non è mica possibile che si ricorda di svegliarmi alle otto di domenica mattina, sicuramente avrà pensato ad una burla.
“Fabiooooooo, so le ottoooooooo”
Ma cazz.o… stavo li che amoreggiavo con Elisabetta canalis… madonna mia che je stavo a fa…
Ero mejo de coco, de vieri e pure de briatore…
“A ma mica te scordi mai eh?”
Vabbè dai mi giro dall’altra parte e poi alle nove mi alzo. Tanto in un ora ce la faccio a stare li alle dieci… che ci vuole? Ho la mia rina che è una scheggia…
Daje elisabè ndov’è che eravamo rimasti? Ah si ti stavo massaggiando le tempie… hai due tempie grosse come due meloni…
Ma che mi prendi a schiaffi? Azz.. sono le nove e mezza… caz.zo devo sbrigarmi…
Allora sms ad aldo… che je scrivo? Na cosa veloce… tipo “spettateme” ok.. inviato… speramo solo che ho scritto bene er numero e che quer rincojonito capisce che so io…
Dai dai..
Veloce in bagno… denti, ascelle (metti caso che rimorchio dovessi puzzà…) e una lavata di viso.. sono quasi pronto..
Dai dai ancora più veloce…
Calzini taaaaaaaaaac
Jeans taaaaaaac
Maglietta taaaaaaaaaac
Uh… mi sono scordato i boxer… meglio metterli sotto ai jeans va…
Scarpe taaaaaaaac
E via accendiamo rina…
Amore di una ragazza..
Direzione Castel madama: che cavolo di nome.
Io di castello conosco solo “Alle dame del castello piace fare solo quello" oppure quella filastrocca d’infanzia “Oh che bel castello”
Imbocco il GRA e via a centocinquanta verso la tiburtina (come la canzoncina “La casilina”).
Superato il ponte sul Tevere vedo nello specchietto retrovisore una moto che si avvicina a grossa velocità, mi stringo leggermente per farla passare e mi accorgo che sto a centosettanta e che quello che mi sta sorpassando è un tizio con una Hornet 600 e che sta come minimo a centottanta, centonovanta.
E che io mi faccio superare così? Ma soprattutto dove vai a quasi duecento alle nove e quarantacinque di domenica mattina? Mi affianco, lo guardo e lo supero… velocità duecento a passa, ma la cosa buffa è che il tipo sulla Honda sembrava che avesse il Parkinson per quanto tremava a causa dell’attrito con l’aria… mah…
Ecco devo svoltare per la A24… ore nove e quarantotto.
Mannaggia a me e quando mi sono scordato la bandana… ora mi toccherà pagare al casello all’uscita.
Dai veloce, prima, seconda, terza, quarta, quinta, sesta, centosettanta di nuovo. Dai che alle dieci ci arrivo di sicuro. Dieci e zeroquattro ed esco dall’autostrada.
Missione compiuta.
Arrivo, scendo e sfilo il casco e subito Aldo mi saluta con affetto.
“Che bello rivederti fabius”
“Hai visto l’orario del sms che ti ho mandato? Ecco mi sono alzato dal letto in quel preciso istante”
“Ah eri tu?”
CVD rincojonito perso.
Mi presenta i vecchi amici e nuovi
“Ciao daunio”
Daunio? Ma che caz.zo di nick è? Ah è il suo nome?
“Che nome particolare e simpatico”
Se ci fosse il premio oscar delle bugie lo vincerei a mani basse.
Squilla il telefonino di Aldo.
“Brutte notizie ragazzi. Alberto è rimasto invischiato nel caos della maratona a Roma… dobbiamo aspettarlo una quarantina di minuti”
cazz.oooooooooo potevo dormire un’altra mezz’ora... Ma porca di quella smandrappata…
“Va bene Aldo no problems”
Sudati come maiali (jafaisevoi dappiù perché intutato fino al midollo) aspettiamo Albert e compagna.
Dopo un’ora di attesa eccolo arrivare.
Via ora vestiamoci di nuovo e pronti a partire.
Bella strada e bei profumi. Sento i profumi di pesco e di mimose che mi solleticano le narici… azz ma è un’ape… porca miseriaccia altro che profumi, altro che fiori rosa e fiori di pesco, c’eri tu (misa che questa già l’ho sentita).
Che bella strada e che belle curve.
Provo a forzare un po’ ma il ginocchio mi duole, soprattutto nelle curve verso sinistra e in un paio di curve invece ho fatto traiettorie strane… chissà perché…
Problemino a rina.. si spenge al minimo… che sia il temibile TPS (sembra che la sigla TPS stia per Te Pareva Semplice anna in moto vero?)
Comunque via dei santuari… mi metto in coda come al solito, ma subito dopo un paio di curve, non ce la faccio e soprattutto rina vuole essere montata e sbattuta un pochino… Va bene amore dai ti do una strigliatina…
Terza, seconda e apro… saluto il gruppetto di amici e mi avvio… le qualifier della dunlop sembrano rispondere bene e tutto di seconda per un tre, quattro chilometri… il motore urlava di piacere e gioia e io che giu a destra e a manca… diecimila giri di piacere e di giravolte…
Rina ti amo…
Rallento e aspetto il gruppo e ci avviamo verso Vallepietra per cercare un ristorante. Ci fermiamo ad un bivio e due ragazze autoctone ci guardano incuriosite… una era giovane, troppo, ma l’altra invece… ci guardavano e subito un grido si levò alto fra di noi…
“Occhio che quello con quella moto è un maniaco”
Ripartiamo… giretto intorno al paese ma è tutto chiuso e ripassiamo davanti alle ragazze di prima…
“Il maniaco è tornato attente”
Sorridono di nuovo e via verso altri lidi…
Troviamo un ristorantino aperto (l’unico) dove ci appropinquiamo a mangiare.
Ragà gli gnocchi erano boni, ma tanto boni… anche gli altri primi e la carne però volevamo fare come il noto marchese del Grillo:
“Aronne tu lavori bene:bello l'armadio,bella la scarpiera,bella la brasserie...bello,bello tutto...bravo...grazie...mo' te ne poi pure anna'...”
invece se ne semo annati noi e co venticinque (leggasi 25) euri de meno in saccoccia…
Ma è tutto ok… altro giretto in moto e poi ritorno a casa…
Un saluto a tutti voi compagni di viaggio e amici.
Un’ultima cosa…
Ma Jafaisevoi è arrivato o è ancora rimasto indietro a fa le curve???
L'ho scritto un sabato pomeriggio, a giugno, ancora non ci eravamo mai visti, ma già pensavo a come sarebbe stato il nostro primo bacio...
Devo dire che il primo bacio con te fu cosi normale che sembrava che ci conoscessimo da tanto, troppo tempo... era la prima volta che ci vedevamo... ed eri bellissima, semplicemente stupenda.
Sensuale.
Ancora ricordo quando ti ho guardato dallo specchietto retrovisore mentre andavi a gettare l'immondizia...
Eri tremendamente sexy...
"la prima uscita...
l'accompagni a casa e sei li per salutarla. La serata è andata magnificamente, tutto preciso. il tempo, caldo ma non troppo, il posto raffinato ma non troppo chic, il mangiare delizioso e il bere che ti fa inebriare quel tanto che basta che ogni cosa si dica provochi ilarità e componga quell'aria di complicità che vorremmo avere sempre con il nostro partner.
Ecco ora hai anche trovato posto sotto casa sua, l'accompagni al portone e stai per salutarla...
La guardi negli occhi...
lei contraccambia...
non sai se quello che vedi sono le stelle del cielo o se lei le ha rubate per donartele, per fartele ammirare. Aritmia cardiaca, di quelle che ami, di quelle che non ti impauriscono.
Respiro affannoso...
ti avvicini a lei, lei fa altrettanto.
Il primo sfiorare delle labbra. Si attaccano, perchè sei nervoso, hai la salivazione azzerata. Solo labbra. Ti allontani per un attimo, il tempo per inumidirle per un attimo, per vedere lei che si morde leggermente il labbro inferiore...
ti riavvicini, questa volta le labbra si dischiudono e le nostre lingue si inseguono in un valzer sensuale, in un tango sexy...
l'abbracci...
è ora di chiudere gli occhi, di sognare quel momento che non vorresti che finisse mai.
Cazzo si.. è proprio vero, quando baci senti qualcosa nella tua mente, veramente sono delle campane, rintocchi nel
cuore e nella mente. Riapri gli occhi, la guardi con un'espressione tra l'inebetito e il gaudente, sorridi anche , lei abbassa leggermente lo sguardo... Sa che è stato bello... ora lo ripeteremo, ma non sarà mai come quello di pochi istanti fa..."
Fa freddo, molto freddo.
Il piccolo termosifone che ho alle spalle non riscalda abbastanza e non mi basta mettere le mani fra le gambe.
Fa freddo anche nel mio io più profondo; come se Roberto avesse aperto una enorme ghiacciaia e mi ci avesse scaraventata dentro.
Serro forte i pugni ma l’unico effetto che provoco è un piccolo dolore al palmo delle mani e il rossore dei miei polpastrelli.
A Roma è calata improvvisamente la temperatura, la gente che, fino a poco tempo fa, indossava ancora maglioncini leggeri di cotone, ora è avviluppata in grosse sciarpe di lana variopinte.
Il rosso, il giallo e il ruggine si confondono alla perfezione con le chiome degli alberi che riesco a vedere in strada.
L’autunno è agli antipodi della primavera dove tutto rinasce.
In autunno muore la natura, ma non per me.
E’ un ciclo vitale e questi colori pastello mi fanno tuffare in un mare di ricordi.
Mia nonna, Anna, era una matrona di vecchio stampo, fin troppo severa e austera, almeno cosi mi raccontava mia mamma; per me invece era la nonnina che elargiva consigli sottoforma di proverbi.
Ogni volta che l’andavo a trovare, le raccontavo le mie storie sentimentali e lei, ridendo, mi raccontava delle scappatelle che aveva avuto in gioventù con un marine americano.
All’epoca lei e mio nonno non erano sposati e lei, bionda e prosperosa era la ragazza più corteggiata di tutta Anzio.
Mi raccontava di quando, ventenne, si era concessa per la prima volta a quello straniero, dall’animo burbero e con braccia possenti che ogni volta che la stringeva a se, sembrava volesse stritolarla.
Amavo sentire le storie di mia nonna mentre le pettinavo i lunghi e fluenti capelli ormai grigi.
È passato un anno da quando è morta e ora i miei giorni sono più vuoti.
Chissà cosa mi direbbe ora, chissà quale consiglio mi darebbe.
Quando parlavamo della sua scappatella le chiedevo se aveva avuto paura delle reazioni di nonno, quando capì che lei non era vergine.
Mi rispose fiera di se “Un uomo quando fa l’amore con una donna la onora!”
Sono quasi otto mesi che non vengo onorata; sono distrutta e, in cuor mio, so gia cosa mi avrebbe consigliato.
“Se l’onore non è di casa, sarà uccel di bosco” e mi avrebbe strizzato l’occhio attraverso il grosso specchio della sua camera da letto.
Ma quanto fa freddo? Raccolgo le mani a cucchiaio e me le porto alla bocca. Soffio un pò di aria tra i palmi e me le sfrego. Cerco disperatamente di riscaldarle, ma non riesco nell’intento.
Stamattina mi sono anche coperta abbastanza; ho messo dei collant pesantissimi, e un paio di jeans attillati e altrettanto pesanti, sopra il più caldo dei miei maglioni di lana.
Ma nulla.
Il freddo lo sento entrare dentro di me fin dentro le ossa provocandomi dei brividi terribili, come se avessi la febbre.
Appena arriva il Professore penso che gli chiederò un permesso per il pomeriggio. Andrò a casa, mi berrò un bel the caldo all’arancia e cannella e mi metterò sul divano con il mio plaid preferito.
Intanto che aspetterò Roberto, leggerò quel libro di racconti.
Me l’ha regalato mio cognato Vittorio e ne parla tanto bene; dice che è tratto da un NewsGroup su internet, dove lui passa tutto il suo tempo libero a rimorchiare giovani donzelle.
Poi sarà il momento di parlare…
Non è possibile che non facciamo l’amore da mesi.
Sono alta, bionda e bella e a lavoro il mio capo, ogni volta, mi fa le solite battutine stupide.
Si vede lontano un miglio che vorrebbe portarmi a letto.
Un giorno forse gli dirò anche di si, non solo per vedere l’espressione inebetita nel suo volto, ma per vedere, anche, se avrà il coraggio delle sue intenzioni.
Ma è lui che non deve aver remore o sono io?
Mi sento una ragazzina alle prime armi e non capisco più nulla; eppure ho trentacinque anni e non so ancora cosa fare della mia vita.
Paolo, il professore, di anni ne ha cinquantatre, e se li porta anche bene. Fisico asciutto e capelli brizzolati sempre ben curati. Sul volto quelle rughe d’espressione lo fanno essere affascinante.
E’ un chirurgo molto stimato, porta sempre la giacca ed è sempre benvestito con completi griffati.
Roberto al suo confronto è sciatto e insipido, però lo amo. Lo amo dal primo giorno che l’ho visto, ben tre anni fa.
Per lui ho dimenticato il mio ex-marito e sono partita subito in vacanza, senza pensarci un attimo.
L’ho conosciuto a casa di amici durante una festa in pieno luglio. Faceva molto caldo quel giorno tanto che non avevo messo il reggiseno e dalla camicetta facevano bella figura i miei seni rotondi.
Mi ero separata da poco e volevo godermi la vita; volevo ridere e divertirmi e non pensare a nulla.
Niente uomini, nessuna famiglia e niente sesso. Almeno questo è quello che pensavo all’epoca.
Quella sera tutti fecero gli stupidi cercando di rimorchiarmi. L’unico che non si avvicinò mai fu lui.
Era nell’angolo intento a parlare con alcuni ragazzi e non mi aveva degnato neanche di uno sguardo.
Appena l’ho visto parlare con il festeggiato ho sfruttato l’occasione per avvicinarmi e il nostro amico in comune fece le debite presentazioni.
Lo guardavo fisso negli occhi, verdi come due splendidi smeraldi. Rimasi incantata e forse è stata proprio l’espressione di quello sguardo che mi ha fatto innamorare.
Mi ha lasciato subito li, a parlare con il mio amico, per tornare a discutere con gli altri per affrontare gli ultimi dettagli del viaggio che avevano in mente di fare da lì a poco.
Quindici giorni attraversando l’ Irlanda da sud a nord.
Mi sono gettata subito nei loro discorsi chiedendo altre informazioni.
Erano in quattro: Roberto, Vittorio, il fratello, Marco e Mario, due loro amici.
“Se una donna non vi imbarazza e non vi è di peso, mi piacerebbe unirmi alla compagnia”
Ricordo benissimo ancora la loro faccia sbalordita. Non conoscevo nessuno di quei ragazzi e vedere le loro espressioni mi aveva fatto sorridere e sbeffeggiarli un po’.
Roberto aveva cominciato a fare delle battute e a farmi ridere. Si, i suoi occhi e la capacità di farmi ridere avevano perfettamente centrato il bersaglio del mio cuore.
Mi ricordo il terzo giorno di vacanza, quando eravamo usciti prestissimo dal nostro B&B alle porte di Limerick per andare all’aeroporto di Shannon a bere il vero Irish Coffee. Avevamo riso per tutta la mattina e poi alla fine il bacio.
Le sue mani, grandi e calde, sembravano esperte e riuscirono in un attimo a sbottonarmi camicia e gonna e già erano intente a sbirciare tra le mie antiche resistenze di donna separata.
In quell’attimo avevo capito che senza sesso e senza amore non potevo vivere. Mi sentivo desiderata e al centro delle attenzioni di quel ragazzo con lo sguardo magnetico e penetrante.
Non pensavo di essere in un’ auto noleggiata e abbiamo fatto l’amore in maniera forte e prepotente.
Mi voleva e lo sentivo dal cuore che gli batteva forte nel petto, lo sentivo da come mi stringeva le braccia mentre mi baciava, e lo sentivo quando, caldo, è entrato in me in maniera forte e dolce allo stesso tempo.
In quel momento non ho pensato nè a preservativi nè ad anticoncezionali. Solo noi due in mezzo ad un verde sconfinato ed io ero persa nei suoi occhi; sapevo benissimo che da quel viaggio non avrei mai voluto più tornare.
Io non mi ricordo quanti orgasmi ho avuto, so solo che era stato così inaspettato e bello.
Continua a far freddo… forse ho davvero qualche linea di febbre.
Ma Paolo dove è? Quando arriverà? Sono già le dieci passate e tra poco ha il primo appuntamento.
Perché sono otto mesi che Roberto non mi si avvicina? Avrà un’altra?
“Pronto?
Paolo ma dove sei? Sei in ritardo. Fra poco arriveranno i primi clienti. Come?
Devo disdire tutto? Ma come faccio? Chi arriva dalla Svizzera? Per quattro, cinque giorni?
A ok. Ma a che ora sarà qui? Va bene ci penso io però sbrigati.”
Stefano, il figlio del professore, è arrivato un minuto dopo che ho chiuso la telefonata.
Sapevo che era un ventottenne e che assomigliava alla ex moglie del mio capo.
Alto, chioma fluente castana chiara incastonata in un fisico asciutto.
Dal fisico e dal portamento sembrava un principe e aveva degli occhi cerulei, grandi ed espressivi. Un piccolo accenno di barba incolta ornava le mascelle pronunciate; lo vedevo fisso, davanti a me, con i suoi occhi che mi scrutavano da cima a piedi.
Allungo la mano “Piacere io sono..”
“Martina…Papà mi ha parlato molto di te.”
Arrossisco…cerco di cambiare discorso.
“Tuo padre sarà qui tra poco. E’ imbottigliato nel traffico. Tutti a fare regali” sorrido.
“Di tutte le cose che mi ha detto, però, devo dire che su una ha profondamente ragione, su un’altra ha torto in pieno”
Balbetto un cioè, anzi più precisamente biascico un cioè
“Papà ha detto che sei una donna bellissima, e sono d’accordo, ma ha anche detto che saresti una mamma perfetta. Ecco io come mamma non riesco a vederti”
Mi parla con aria altezzosa e con il sopracciglio inquisitore.
Insolente. Ma come ti permetti di parlarmi così? Cafone e maleducato. Alzo anch’io il sopracciglio a mo’ di sfida e per fargli capire che è stato scortese. Molto probabilmente in Svizzera non sono così bravi ad insegnare bon ton.
Comincia a ridere di gusto e, cominciando a prendermi in giro, si avvia verso lo studio del padre.
Lo seguo mentre il livore divampa in me. Vorrei tanto dirgliene quattro ma non posso, ho paura di perdere il posto di lavoro e, in questo periodo, mi servono soldi per cercare di comprare casa con Roberto.
Già Roberto.
Anche lui ha il potere di farmi incazzare come pochi. A volte mi fa delle battute così idiote che mi fanno imbestialire e più sa che mi infastidiscono, più ne fa.
Stefano si sfila la giacca color piombo e la posa delicatamente su una delle due poltrone poste di fronte alla scrivania del padre. Il sole di quella fredda mattina filtra pigro fra le tende color crema riempiendo di tepore quella stanza, di solito cosi fredda.
Mentre chiedo se vuole del caffè o del the sento il trillo del mio telefonino che mi annuncia dell’arrivo di un messaggio. Mi congedo dalla sua vista con un pizzico di rammarico, perchè quel piacevole sole che mi stava lentamente abbracciando, stava sciogliendo anche quella morsa di freddo interiore che mi aveva avvolta.
Sms di Roberto. “Stasera tardo. Non mi aspettare sveglia”
Cazzo. Bastardo. Ma come tardi? Bastardo. Allora è vero ne sono sicura, ne ha un’altra. Bastardo.
E sicuramente si scoperà lei stanotte e chissà da quanto tempo va avanti questa storia.
Bastardo.
Il leggero tepore che prima scorreva in me, ora è un torrente in piena e il rancore avvampa ogni centimetro del mio corpo.
Due mani mi prendono alla base del collo dietro la testa.
Stefano con voce calma mi sta chiedendo cosa succede; forse ha sentito qualche mia imprecazione o forse ci sta provando con me.
Mi vorrei voltare ma le sue mani mi stanno conducendo in un altro mondo. Troppo sbrigativo!!
Forse dovrei tradirlo e farlo col primo che capita e, Stefano, potrebbe far al caso mio.
No, no che scema che sono… non posso farlo con un tipo che neanche conosco e che, fisico a parte, non è il mio ideale di uomo.
No, no non posso. Ora mi volto e gli dico che non è nulla… però che mani calde che ha…
Potrei aspettare qualche minuto e lasciarlo fare… d’altronde è un piccolo massaggio sul collo.
No, no ma che penso. Ora mi volto e lo faccio smettere.
Un lungo bacio.
Ma mi sta baciando. Che belle labbra che ha e sembra anche saperci fare. Dai è solo un bacio Martina, ora che smette ci faremo tutti e due una grossa risata e poi basta. Lontani un chilometro l’uno dall’altra.
Ma che sta facendo con quella mano? Mi sta cingendo la vita, lo sento entrare sotto il maglione e si fa ancora più audace… ora è sotto la maglietta.
Staccati Martina, staccati. Non è il tuo compagno…Si, ma cavolo bacia bene, e sembra proprio saperci fare…
Con l’altra mano mi sfiora i fianchi e, risalendo, arriva fino al seno destro. Lo palpa con decisione mentre la sua lingua continua a rincorrere la mia.
Finalmente si stacca dalle mie labbra, ma non da me e, continuando la sua corsa, finisce a baciarmi e a mordermi leggermente il collo.
So che potrei parlare, so che potrei fermarlo, ma sono immersa nel suo profumo e mi sento naufraga in un oceano di sensazioni perse nella notte dei tempi.
Ho paura di lasciarmi trasportare da questo uragano, ma forse non è paura, ma la voglia di voler cavalcare quest’ onda di emozioni e risentirmi io, donna.
Basta incartamenti, giornali con annunci di case, basta lenzuola mai troppo disordinate.
Voglio sentirmi donna e non puttana e anche se lo fossi non me ne frega niente. Anzi no, voglio essere puttana e donna.
Afferro con forza le sue braccia all’altezza dei bicipiti. Il corpo che prima pensavo asciutto è, invece, ben modellato. Questa volta sono io a baciarlo, sono io a infilargli la lingua in bocca.
Sono una donna e sono una puttana.
Lo mordo forte sul collo provocandogli un po’ di dolore. Le mie mani sono senza freni e corrono all’impazzata sul suo corpo. Dapprima sul collo, fra i capelli e poi ripercorrendo la strada al contrario, finiscono la loro corsa sulla patta dei pantaloni.
Vorrei chinarmi e assaggiarlo.
Non riesco a fare in tempo. Mi solleva il maglione e la maglietta con un sol gesto. Il freddo e l’eccitazione fanno risaltare lo stato dei miei capezzoli. Ne prende uno tra le dita, lo tira a se e comincia a morderlo e succhiarlo. Il primo impatto di dolore è ora sostituito dal piacere.
Con l’altra mano sbottona i miei jeans e delicatamente comincia ad abbassarli.
Lo aiuto e, con un paio di movimenti di anca, li faccio scivolare fino alle caviglie.
Abbasso anche i collant e lo sento scivolare in basso; le sue mani ora stringono i miei glutei e il suo volto è sul mio pube. Mi bacia sul leggero perizoma che indosso e lo sento sempre più vicino.
Il freddo mi fa rabbrividire o almeno è il mio pensiero. Forse è la situazione, forse è l’essere qui nuda davanti uno sconosciuto o forse sono semplicemente eccitata e non mi importa di avere il pelo pubico non in ordine… d’altronde non facevo sesso con nessuno.
È lì, che si muove sotto di me, sento il suo respiro aumentare. Piccole scosse mi percorrono lo stomaco e lo imploro di continuare; non provavo queste emozioni da tempo, troppo tempo.
Mi appoggio alla scrivania e le mie mani stringono forte il bordo. Allargo leggermente le gambe e sento il suo respiro sempre più forte sulla fica e un nuovo tremore mi scuote nuovamente la pelle.
Lo sento abbassare le mutandine e separare le labbra con le dita. Sprofonda la sua bocca dentro di me, mentre, istintivamente, sollevo i glutei appoggiandoli sulla scrivania e divarico ancora di più le gambe. Sembra che mi stia divorando e lentamente si dirige verso il clitoride mentre con un dito mi esplora intimamente.
Si ferma un secondo per respirare e un ombra di panico cala nei miei occhi. Se ne accorge perché mi chiede se va tutto bene.
Si va bene ma non fermarti più, non riuscirei più a gestirlo. Cazzo sono troppo eccitata e non puoi lasciarmi cosi. La mia mente risponde per me, la bocca, invece, sibila un si. Il mio viso paonazzo dal desiderio non è bugiardo, sono eccitata e voglio che continui il suo accurato lavoro.
Sprofonda di nuovo tra le pieghe del mio sesso e, finalmente, la sua lingua raggiunge la punta tremolante e gonfia del mio clitoride.
Primo elettroshock di sollievo e piacere. Stringo più forte le mani.
Prende quella piccola escrescenza turgida tra i denti e lo succhia delicatamente… il mio corpo risponde contorcendo e sussultando.
È ancora quasi del tutto vestito e vedevo la sua erezione spingere contro i pantaloni. Lo sento azzardare un delicato morso al clitoride mentre sto venendo per la prima volta… un forte sospiro mi esce dal petto, il corpo si scuote mentre con le mani lo sposto dai miei genitali.
Appena il tremore si sta affievolendo lo vedo ritornare su di me e leccare solo il profilo della fica per permettere di calmarmi.
I muscoli si stanno rilassando e un “E’ stato bello” esce dalla mia bocca.
Si alza, toglie camicia e slaccia la cintura. È pronto per il resto del lavoro… Boxer, vedo il cazzo che si solleva liberandosi rapido dalla costrizione che lo tratteneva.
Scendo dalla scrivania, ferma di fronte a lui
“Lascia che io…”
“Cazzo la porta… deve essere tuo padre, vai tu ad aprire io vado in bagno”
Prendo i miei vestiti e scappo in bagno. Sorrido… Stefano sarà in città per alcuni giorni…
Questo è quello che ora vedo di te. I tuoi occhi, 2 stelle. Verdi che rispecchiano i miei.
Quando mi hai invitato a casa tua eri serena e contenta di conoscermi, ora di più...
Il nostro primo incontro.
Ti sei vestita provocante, proprio per quest' occasione speciale. La tua camicia bianca senza bottoni ti fascia la parte superiore del corpo... Lacci di raso stringono delicatamente il tuo seno privo di reggiseno...
Mi hai fatto attendere qualche minuto prima di salire, perchè non seipronta, non hai indossato ancora la gonna. Si, quella gonna che ora non c'è più, quella mini provocante e sensuale che fai salire in modo innocentemente casuale, ma che è un tuo chiaro segno di consenso.
Ti lascio fare, vedo l'elastico delle autoreggenti... aspetto il momento strategico per la mia mossa decisiva...
Ora sei seduta su questa sedia di rattan, nera, lucente, sembra un trono, anzi un'alcova, e tu la donna da immolare al mio ego. Dove prima c'erano le tue decolletè nere con tacchi vertiginosi, ora c'è un nastro che sfiora la pelle... lì alle caviglie...
Rosa...
tutt'intorno ai nastri è rosa...la tua pelle... candida e profumata che traspare dalle tue provocanti calze a rete..
Continuo ad osservarti...ti sbircio...ti annuso... chiudi gli occhi, dici qualcosa, ma attraverso il raso rosa non capisco…Forse implori carezze o forse stai solo gioendo...ricordo come ti aggiravi sinuosa dietro di me e mi sfioravi dolcemente le spalle, e mi sussurravi all’orecchio paroline dolci: “Questa sera ti farò impazzire, mi ciberò di te e mi disseterò di te. Sarai linfa vitale...
Come ci sei vicina…
Ora sono qui, abbasso leggermente la testa, fiuto i tuoi capelli neri e lucenti…
Sanno di vaniglia, inspiro il tuo profumo, ...li scanso leggermente, libero il tuo lobo sinistro...lo sfioro ...lo bacio. ti sussurro…
Mi allontano...non mi perdi di vista..estraggo da una tasca la traccia che ho preparato per te...
unico pezzo, una sola canzone, il tasto “replay” la riprodurrà all’infinito…
Ora capirai il motivo di quella domanda che ti feci… “Hai lo stereo Anna? E il tasto repeat?”
“Caro Ojas, certo che ho lo stereo? Per chi mi hai preso? Il tasto repeat? Si c’è? Ma perché questa bislacca domanda?”
“Farò un cd per noi, per ricordare quel momento e quando ci daremo il nostro primo vero e appassionato bacio, vorrò sentire quella canzone all’infinito…”
“Ojas sei proprio un romanticone… Ma saprò mai il tuo vero nome?”
“Certo Anna! Quando verrò a cena da te…”
Ritorno in salone e ti vedo riversa per terra…
Hai provato a slegarti, ma hai perso l’equilibrio e ora sei in terra e ridi divertita. Poco male, fra un po’ sarò vicino a te.
Ancora un attimo baby… Mi avvicino allo stereo e premo il tasto per estrarre il cd che stavamo ascoltando. Inserisco il mio, tutto nero, come il buio che fra pochi momenti calerà in questa stanza.
Play.
Comincia lo spettacolo…
“Sometimes I feel I've got to
Run away I've got to
Get away
From the pain that you drive into the heart of me”
I Depeche Mode cominciano a suonare e Dave Gahan comincia a cantare.
Seguo il ritmo con le spalle e comincio a seguire Dave, come impossessato da lui, comincio a copiarne le orme musicali, i suoni e gli acuti.
Mi volto e vicino a te intravvedo un frammento rosa.
Mi chino a raccoglierlo…
una tua unghia, una di quelle con cui prima mi sfioravi leggermente le spalle, provocandomi brividi di piacere, ma mai come quello che proverò tra poco…
Vedo gioia nei tuoi occhi e ormai il tuo volto è segnato da quelle linee di espressione disegnate dalle tue risa.
Asciugo le tue gote, sei sudata... continui a sussurrare... non sento, ma interpreto il labbiale, gioisco...e intanto “tainted love” rimbalza nella mia mente.
Sfioro il tuo collo, le mie labbra espirano ...le spingo contro i tuoi seni... quel tanto che basta per sentire la tua pelle turgida e calda.
Un rivolo di sudore scende dal collo, solca lo sterno, s'insinua tra i seni ... si fa strada sul ventre ... finisce la sua corsa nell'ombellico.
Bagno il mio dito... assaggio il tuo sudore...dolce...sa di buono il tuo sapore …
Mi avvicino nuovamente.. ti sfioro le sopracciglia, chiudi le palpebre, poi le riapri minacciandoti di mille carezze. Li riapri. Ormai la stanza è densa di musica, sussurri e gemiti.
Una spinta...due, tre, cento volte..lenti , veloci, dolci, sublimi. Un unico movimento ...il tuo capo che annuisce un si ...due, tre, cento volte... Ora il sudore più copioso, ti bagna... ci bagna. Sorridi.
Esanimi guardiamo il soffitto...felici abbracciati riposiamo...
“Don't touch me please
I cannot stand the way you tease
I love you though you hurt me so
Now I'm going to pack my things and go
Questo è quello che ora vedo di te. I tuoi occhi di riflesso. Impauriti e filtrati dalla lucente lama del mio coltello.
Eppure quando mi hai invitato a casa tua eri serena e contenta di conoscermi.
Il nostro primo incontro.
Ti sei vestita provocante, proprio per quest' occasione speciale. La tua camicia bianca senza bottoni ti fasciava la parte superiore del corpo... Legacci in cuoio ti stringevano delicatamente il seno libero da qualsiasi costrizione di un volgarissimo capo di lingerie...
Mi hai fatto attendere qualche minuto prima di salire, perchè non eri pronta, non avevi indossato ancora la gonna. Si, quella gonna che ora non c'è più, quella mini provocante e sensuale che facevi salire in modo innocentemente casuale, ma che era un tuo chiaro segno d'abbordaggio.
Ti ho lasciato fare, vedevo l'elastico delle autoreggenti aspettando il momento propizio per scagliare il mio colpo...
Ora sei seduta su questa sedia di legno, antica, sembra un trono, anzi un antro sacrificale, e tu sei la vergine da immolare al mio Dio. Dove prima c'erano le tue decollete nere con tacchi spaventosi e maestosi, ora c'è una corda che sega la carne all'altezza della caviglia...
Rosso...
tutt'intorno alla corda è rosso e le tue magnifiche calze sono sfilacciate...
Continuo ad osservarti attraverso la lama, chiudi gli occhi, dici qualcosa, ma attraverso il raso nero non ti capisco…Forse mi implori o forse ti stai solamente lamentando, ma prima mi ricordo come ti aggiravi sinuosamente dietro di me e come accarezzavi dolcemente le mie spalle, e mi sussurravi all’orecchio paroline sconce “Questa sera ti farò impazzire, mi ciberò di te e mi disseterò di te. Ti succhierò il sangue”
Come ci sei andata vicino…
Ora sono qui, abbasso leggermente la testa, annuso i tuoi neri e lucenti capelli…
Sanno di vaniglia, inalo nelle narici il tuo profumo, come fosse l’ultimo respiro della mia vita e con la mano sinistra li scosto leggermente e mi avvicino al tuo lobo sinistro. Ci stiamo scambiando i ruoli…
Sussurro:”Hai ragione...Qualcuno stasera si sentirà un po’ vampiro…”
Mi allontano da te, arrivo al mio giaccone, mentre sento che ti stai agitando, che ti dimeni e cerchi di urlare, ma il volume dello stereo è troppo alto affinché qualcuno possa sentirti.
Estraggo dalla tasca interna il cd che ho preparato solo per te…
una sola traccia, una sola canzone, tanto il tasto “ripeti” del tuo stereo ce la farà ascoltare all’infinito…
Ora capirai il motivo di quella domanda che ti feci… “Hai lo stereo Anna? E il tasto repeat?”
“Caro Ojas, certo che ho lo stereo? Per chi mi hai preso? Il tasto repeat? Si c’è? Ma perché questa bislacca domanda?”
“Farò un cd per noi, per ricordare quel momento e quando ci daremo il nostro primo vero e appassionato bacio, vorrò sentire quella canzone all’infinito…”
“Ojas sei proprio un romanticone… Ma saprò mai il tuo vero nome?”
“Certo Anna! Quando verrò a cena da te…”
Ritorno in salone e ti vedo riversa per terra…
hai provato a slegarti, ma hai perso l’equilibrio e ora sei in terra e rantoli. Poco male, fra un po’ mi dedicherò solo a te.
Ancora un attimo baby… Mi avvicino allo stereo e premo il tasto per estrarre il cd che stavamo ascoltando. Inserisco il mio, tutto nero, come il buio che fra pochi momenti calerà in questa stanza.
Play.
Comincia lo spettacolo…
“Sometimes I feel I've got to
Run away I've got to
Get away
From the pain that you drive into the heart of me”
I Depeche Mode cominciano a suonare e Dave Gahan comincia a cantare.
Seguo il ritmo con le spalle e comincio a seguire Dave, come impossessato da lui, comincio a copiarne le orme musicali, i suoni e gli acuti.
Mi volto e vicino a te intravvedo un frammento rosso.
Mi avvicino e mi chino a raccoglierlo…
una tua unghia, una di quelle con cui prima mi sfioravi leggermente le spalle, non senza provocandomi dei brividi di piacere, ma mai come quello che proverò tra poco…
Vedo il terrore nei tuoi occhi e ormai il tuo volto è rigato da decine di ombre di trucco che disegnano la paura su di te.
Delicatamente ti rimetto in piedi sulla sedia, e con un senso di paternità pulisco le tue gote con un fazzoletto; continui ad implorarmi qualcosa, ma non ti sento, “tainted love” rimbalza nella mia mente.
Ti appoggio la lama sotto al collo, vicino alla giugulare, premo un po’ quel tanto che basta per sentire la lama che entra soffice, come se il tuo collo fosse di gommapiuma.
Un rivolo di sangue esce, mentre un urlo soffocato dalla benda di raso si spande nella stanza. La goccia rossa scarlatto si fa strada sul tuo corpo passa sul tuo seno e finisce la sua corsa in terra.
Porto la punta della lama alla mia bocca e assaggio il tuo sapore. Dolce, mi piace il sapore del terrore…
Avvicino nuovamente il coltello al tuo viso, ti sfioro le sopracciglia, chiudi le palpebre, ma ti intimo di riaprirle minacciandoti di affondare la lama nella tua pupilla. Li riapri. Ormai la stanza è densa di musica, terrore e brividi.
Un colpo secco, nitido e veloce. Un unico movimento e il tuo capezzolo sinistro non c’è più. Ora il sangue è più copioso, zampilla dal tuo seno. Svieni. Peccato, il gioco è finito. Affondo la mia lama calda dentro il tuo stomaco e ruoto il palmo di novanta gradi.
Estraggo il pugnale, lo lecco e lo metto in tasca. Mi chino e prendo il mio souvenir, il mio ricordo della notte passata con te.
Piacere di averti conosciuta Foxy.
“Don't touch me please
I cannot stand the way you tease
I love you though you hurt me so
Now I'm going to pack my things and go
E' arrivata mamma a casa con una pessima espressione. Rabbuiata. Gli occhi leggermente più incavati, le occhiaie più evidenti. Gli occhi lucidi come se una patina di oceano le coprisse le iridi.
Viene verso di me e mi dice in un sussurro "Tua zia Karola è morta".
Ho visto il nero del mio oblio. Non ci volevo credere.. o forse non riuscivo a crederci.. non lo so.. So solo che le mie capacità ricettive terminarono in un nano secondo e mi ritrovai a fissare il vuoto per minuti interi e grevi, non muovendo neanche un muscolo. Forse anche il mio cuore, pur essendo un muscolo involontario, si è fermato per qualche secondo.
Mamma si è seduta poggiando i gomiti sopra il tavolo e poggiando gli occhi sui palmi delle mani. Trasse un piccolo sospiro e poi un altro, aritmicamente e frequenti. Stava tacitamente singhiozzando.
Scrissi una lettera per mio zio e i miei cugini. Volevo che capissero in quale stato era l'animo della mia famiglia a riguardo.
Incominciai con parole semplici e malinconiche. Ma poi la mano fu più veloce del cervello e trascrisse ogni singola parola che il cuore le dettava.
Mia madre disse che era una bella poesia. Io mi ostinavo a chiamarla lettera. Ma forse ora obbiettivamente direi che 'assomiglia' più a una poesia.
Fattostà che comunque la lesse anche mia sorella. La mia piccola sorellina. Solo da due anni ha imparato a leggere. E sicuramente la metà delle parole non le aveva comprese ma mi disse comunque:
"Secondo me è una bellissima poesia. Scrivi così bene.. secondo me dovresti scrivere un libro sulla tua vita"
Ora.. a scrivere queste parole calde lacrime mi rigano il viso.. ma perchè sono così.. contenta.. felice.. con la sua innocenza da bambina è riuscita a dirmi le parole che forse tanto aspettavo.. o che semplicemente mi rendono la persona più felice all mondo..
Le voglio bene.. e giuro che se mai riuscirò a fare questo benedetto libro.. lo dedicherò a lei.. solo e soltanto a lei..
Ti voglio bene Chiara,
la tua sorellona
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"Teneramente
Un pensiero…
Un sorriso nell’intimo…
Emozioni rubate
alla sfuggente realtà...."
perdona questo silenzio...
ci sono silenzi che hanno parole, ma a volte, capita che quelle parole, non sono facili da ascoltare....
il mio essere a volte sfuggente , a volte irrequieto , altre assente non è comprensibile a tutti.
ma speravo, che almeno tu avresti compreso.
io ho i miei silenzi ma non vuol dire che tu non sia stato con me, sorrido e vorrei tu potessi guardarmi negli occhi capiresti che .... avevo solo bisogno si ascoltare il suono del mio silenzio.
perchè ad occhi chiusi si può sentire più di quanto si possa riuscire a vedere tenendo gli occhi aperti.
Sento che malgrado questa lunga assenza , riuscirai a comprendere me.
riuscirai a comprendere che sono un po’ speciale e che a volte la mia troppa sensibilità mi rende profondamente triste, ed è allora che preferisco ascoltare il mio silenzio.
un bacio infinito e sincero...
nevara
"Dei baci piccoli all'inizio, poi sempre più intensi, più forti, più sentiti . Lui le passa le mani sulla pelle, lei sospira e si sente sprofondare in questo alternarsi di carezze... e... le dita disinibite che toccano e le mani che cercano... e scende sul collo... e scende sul petto e bacia, leggermente, leccando un capezzolo e mordendo.
Profumo lieve sulla pelle, profumo caldo e morbido. Scende... si sofferma.... Bacia l'inguine… e lo tocca; tutto per tenersi dentro ogni parte, ogni dettaglio del suo corpo. Si avvicina...lo tocca, lo bacia.... ma risale subito. Lui sospira.. ritorna alle labbra... si avvicina, le sfiora con la lingua....
La tocca in risposta... un dito le sfiora il fianco, brividi. Rotolano, nella luce artificiale della stanza. Lui sopra di lei... un peso non sentito, un collage di corpi reso perfetto... Occhi su di lei, occhi sul suo corpo, occhi sulla sua anima.
Entra dolce, entra guardandola, accompagnato da un sospiro, lieve dolore attenuato dalla dolcezza. Entra, esce... spinge piano, quasi per paura di spezzarla, di farle male. Si muove lento, poi accelera, rallenta..... Leggendo con gli occhi le reazioni, piccola sensazione di appartenere al tutto. E le mani toccano e le labbra baciano,e gli occhi si guardano resi complici in un attimo. Rotolano, e lei torna sopra.
Si baciano, si cercano. Lei incomincia a muoversi, incomincia piano, seguendo l’esempio.. Lei piccola inesperta. Imparava ad amare solo ora, solo in quel momento. E il cuore si apriva e prendeva, prendeva tutto... come stava facendo il suo corpo... lo scambio di liquidi e timori e certezze ed emozioni. Accelera.. più veloce, più forte, più a fondo... Lui le mette le mani sui fianchi, la guida.... Sospira, respira veloce.... E il loro ansimare, unica musica che aleggia nell’ambiente.
Perchè stai tremando, dolce Sally? - - Forse la sorpresa della felicità, incontrata all’improvviso, inavvertitamente, senza preavviso - trattieni le lacrime, non ti spezzare, n