sabato, 14 giugno 2008 | in : racconti erotici, s

Campioni del mondo.

E’ passato un po’ di tempo e solo adesso riesco a ripensare a quella sera, a rivederla con occhi più distaccati, e riesco anche a  scriverne.

E' la sera della finale dei mondiali di calcio. Domenica sera. Tutti gli amici a casa propria, a vedere la finale insieme alla propria ragazza, al proprio ragazzo, marito, compagno.
Perchè? Per condividere la gioia o l'eventuale dolore durante e dopo la partita, abbracciandosi, baciandosi, gridando insieme, facendo l'amore. Sì, sono convinta che il motivo sia soprattutto questo.

Domenica sera, serata di finale. E Susy con chi la guarda la partita?
Come per altre partite, ci ritroviamo a casa di Stefano.

Tutti "singles" (odio questa parola) come me. Io sono l'unica donna. Chiaro, le altre o sono col partner oppure odiano il calcio.
Non che io sia una esperta, anzi. Tengo per l'Inter, e questo la dice lunga.... Ma quando gioca la nazionale mi prende qualcosa dentro, non riesco nemmeno a pensare di non gioire o soffrire al fianco della mia squadra, della nostra squadra, della nostra Italia. E poi mi piacciono i giocatori, anche se hanno dei look assurdi, come Gattuso e Camoranesi. Ma a parte chi si atteggia a prima donna (leggi Totti-DelPiero) gli altri ci mettono il cuore e l'anima e io li adoro tutti.

Domenica sera, a casa di Stefano. Da lui perchè ha una TV fantastica, è un maniaco della tecnologia, rinuncia a tutto ma non all' "home theatre". Sicuramente lo sta pagando a rate. E sicuramente ci guarda i porno. Tra l'immagine e il suono sembra di essere in campo. Immaginati
quando sullo schermo scopano....

Domenica sera, io da sola con quattro ragazzi, Stefano, Marco, Luca e Massimo. Nessun problema. Siamo amici da una vita, ci frequentiamo spesso ma nessuno di loro ha qualche interesse verso di me, nè io verso di loro. Quindi non ci sarà mai nulla tra di noi. Forse anche perchè c'è già stato... in varie occasioni mi è capitato di andare a letto con ognuno di loro. Non proprio tutti, Massimo è il fratello di Luca, ed ha 18 anni appena compiuti. Secondo Luca non è mai stato con una ragazza. A me non mi interessa, non ho nessuna intenzione di fargli da scuola.
Ripensandoci è curioso che io abbia fatto sesso con tutti e tre... è un caso, non è che mi sono fatta tutti i ragazzi che frequento! Anzi no, non è affatto un caso: probabilmente è il motivo per cui
riusciamo a stare insieme così bene in gruppo: ci conosciamo bene, non ci sono invidie, desideri nascosti, secondi fini... Abbiamo provato a fare coppia, non è andata, bene, adesso siamo amici.
Forse riesco ad avere con loro una amicizia quasi maschile, una complicità, la cosa risulta lampante quando parliamo di donne... o quando mi invitano per le partite.

Domenica sera, finale della Coppa de Mondo. Una pizza mangiata in fretta e con lo stomaco quasi chiuso, per come stavamo soffrendo, e per il rigore subito. Pizza e birra. Non ci è venuto in mente niente di meglio per una finale di coppa del mondo. Pizza per l'Italia. Birra alla salute dei tedeschi, padroni di casa ma castigati con un due a zero senza appello.

Secondo tempo, di male in peggio. Siamo uno a uno, ma i francesi attaccano, ci pressano nella nostra area per minuti che sembrano ore. Non può finire così, non deve finire con un gol dei francesi. I miei amici soffrono. Soffrono nello spirito e nel fisico, è incredibile, si legge sui loro volti la tensione, è come se stessero giocando loro la partita. Doveva essere una bellissima serata, e invece sembra la notte prima degli esami di maturità. Mi guardano con occhi tristi e imploranti, come se io potessi fare qualcosa, come se potessi cambiare le sorti della partita. In realtà mi rendo conto che sono il loro unico pensiero possibile per non pensare al fatto che stiamo per perdere un'altra finale, e ancora una volta con la Francia.

Un po' per questo, un po' perchè il caldo con la tensione è diventato ancora più insopportabile, mi sbottono la camicetta facendo in modo che mi buttino un'occhiata almeno quando la palla va in rimessa laterale o il gioco si ferma per un fallo.
Vedo dei sorrisi, dei timidi accenni di sorriso sui loro volti, e allora mi faccio coraggio e lascio cadere a terra la camicetta, come una consumata spogliarellista.
Sono soddisfatta di quello che sto facendo, la partita resta durissima, sono ancora tesi ma molto meno abbacchiati di prima. Mi sembra che si siano ricaricati, lo sento dalle grida con cui incitano i nostri giocatori, sentono che ce la possiamo fare, anche se oggettivamente il possesso di palla è quasi sempre francese.  E vediamo ancora molti passaggi intercettati dai francesi a centrocampo, che ci fanno incazzare da morire.

Senza pensarci tanto su, lascio cadere a terra anche i pantaloncini. In realtà ci ho pensato. Ho pensato che vedermi in reggiseno e slip non è poi tanto diverso dal vedermi in costume. Ed ho un bel completino, colorato, allegro e per niente volgare. Certo, il perizoma lascia il mio culetto quasi completamente nudo, ma non è una novità per nessuno, ripeto.
Quasi nessuno. Massimo, il diciottenne, è visibilmente distratto dalla partita, ed anche visibilmente eccitato.
Ma non me ne curo, il mio scopo è solo tirare un po' su il morale a questo gruppetto di tifosi sofferenti.

E funziona. Passo in mezzo a loro seminuda e lascio che mi appoggino la mano sul culo: sono diventata il loro portafortuna. Mi siedo sulle ginocchia di qualcuno, quando il gioco necessita attenzione. Tutti tranne Massimo... solo a guardarmi sembra talmente eccitato che temo
che se mi sedessi su di lui non riuscirebbe a trattenere un orgasmo, e non voglio metterlo in imbarazzo di fronte a suo fratello e ai suoi amici.

Sono la loro mascotte ormai... e la cosa non mi dispiace affatto. So di avere bisogno di attenzioni, e di essere un po' esibizionista, e mi sto godendo questo momento sperando di poterlo ricordare per sempre insieme alla vittoria.

Ma la vittoria è sempre più lontana... nei tempi supplementari continuiamo a soffrire, e sembra che basti un niente, una minima distrazione di Cannavaro, perchè la Francia chiuda la partita.
Sto soffrendo anch'io, non solo loro. Non se ne rendono conto perchè mi vedono fare la cretina, ma ha un'ansia che mi distrugge. I miei amici cominciano a disperare... se si va ai rigori si sa che ce
la prendiamo nel culo ancora una volta, è matematico... iniziano a girare frasi del tipo "beh, se vinciamo io faccio...",  " se vinciamo io smetto... ", "darei tutto per questa vittoria"

Non so da quale parte del mio cervello sia uscita, ma sento la mia voce che dice: "Ragazzi, se vinciamo faccio tutto quello che volete per un'ora!"

Un attimo di improvviso silenzio, quattro sguardi su di me, ma nessun commento. Un secondo dopo tutti a urlare verso lo schermo. Un fallo, poi l'espulsione di Zidane portano via definitivamente l'attenzione da quello che ho detto.
Mi ritrovo a pensare che con la Francia in dieci potremmo chiudere la partita, e ho un brivido misto di piacere e di timore per la vittoria e per quello che ho promesso. Ma se vinciamo avranno ben altri pensieri per la testa, posso stare tranquilla, non mi hanno presa sul serio.

Finiscono anche i supplementari, si va ai rigori. Sono rassegnata alla sconfitta, ma contemporaneamente sollevata.

E invece è andata come sapete. Cinque tiri, cinque gol. Come se l'avessero fatto apposta. Per farmi dispetto. Così imparo a uscirmene con certe promesse!

I miei amici comunque pensano a tutto tranne che a me. Nessun accenno alla mia frase.

Siamo Campioni del Mondo!!! Esultiamo, saltiamo, ci abbracciamo, ci baciamo sulla bocca ma in questo momento di gioia nessun altro bacio sarebbe possibile. Per Massimo è una festa doppia. Sento che per lui questo bacio, questo abbraccio hanno un gusto diverso. Non so se io sono davvero la prima ragazza che tocca,  ma sicuramente ricorderà a lungo questo contatto.

Continuiamo a fare casino per tutto il tempo della cerimonia, stappando bottiglie e riguardando i filmati della partita. A un certo punto Marco propone di prendere la macchina e a andare in centro a festeggiare per le strade, e fare il bagno nella fontana di piazza Brà. Sembrano tutti entusiasti dell'idea, ma Stefano li frena:

"primo, ci sono in giro migliaia di persone che guidano ubriache e secondo me in centro non ci arriviamo senza qualche ammaccatura"
"secondo, la Susy deve mantenere la sua promessa. Magari tra un'ora possiamo ripensare di uscire. Ma adesso, chi ce lo fa fare? L'importante è fare festa, e noi la faremo qui."

Quasi non lo riconosco. Non può aver parlato così, non può essere lo Stefano che conosco...
Invece fa sul serio, e ha convinto tutti, non ha dovuto insistere molto. Luca e Marco cercano di difendermi; penso che non lo faranno, per la nostra amicizia e per la presenza di Massimo. E invece lo faranno proprio per Massimo.
Stefano insiste e ne fa una questione di rispetto delle regole e della parola data. E lascia a me la decisione finale: rispettare la promessa o sottrarmi perdendo la faccia di fronte a tutti.
Sa quanto sono orgogliosa e sa che sfidandomi accetterò. E infatti dico "va bene."

Stefano è un leader. In questi momenti tira fuori la sua autorità e comanda tutti a bacchetta:
"le regole sono semplici: abbiamo quindici minuti a testa da passare con Susy e chiederle tutto quello che vogliamo. Siccome nessuno ha piacere che le sue cose si sappiano in giro, useremo quella stanza, e nessuno spierà nè origlierà. In questo modo chi vuole potrà anche passare il suo quarto d'ora a chiacchierare senza essere sputtanato per tutta la vita. E anche Susy immagino sia più felice così"

Annuisco. in fondo gli voglio bene.

"Non ho finito. Abbiamo 15 minuti a testa, ma se qualcuno ha piacere di condividerli con un amico, i minuti diventano 30. Susy non dovrebbe avere problemi... e comunque la sua promessa non le lascia possibilità di opporsi. I limiti ovviamente ce li poniamo noi, siamo persone civili, siamo suoi amici e le vogliamo tutti bene."

Sono pronta. Faccio solo una richiesta: "voglio scegliere io il primo, e voglio che sia Massimo"

Accettano. lo prendo per mano, mi sembra quasi che tremi. ci avviamo verso la porta della camera e la chiudo a chiave alle nostre spalle.

Quello che è successo dopo è un'altra storia....

Ho voluto raccontarvi questa storia perchè adesso sapete chi dovete ringraziare se siamo

CAMPIONI DEL MONDO



scritto da S. (22jul06)
fabius00 @ 09:59 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
venerdì, 04 gennaio 2008 | in : musica, sesso, racconti erotici

Compilation di Natale.

 

Ti telefono chiedendoti se potevo venire a casa tua trovando una scusa idiota. Accetti, anche se controvoglia, ma forse avevi intuito dal mio tono di voce, che c’era qualcosa di strano nell’aria.
Arrivo a casa tua tutto eccitato e prendo l’ascensore con la busta dei regali sotto braccio.
L’ascensore di ferma, si aprono le porte automatiche e avanzo nel pianerottolo.
La tua porta, come sei solita fare, è aperta, e appena entro sento il solito profumo che mi allieta l’olfatto e i sensi.
Ti cerco nelle stanze, ti chiamo e rispondi che sei in bagno. “Come al solito” penso tra me e me sorridendo. Vado nel soggiorno e appoggio le buste in terra e comincio a estrarre i pacchi.
Arrivi anche tu avvolta nel tuo solito accappatoio e con quell’asciugamano in testa che ti fa una tenera donna di casa.
“Quest’anno Babbo Natale è arrivato in anticipo vedo! Almeno ti potevi mettere la felpa rossa che ti ho regalato l’anno scorso cosi gli assomiglieresti di più..” sorride, dissacrandomi come al solito.
“Beh se vuoi quella me la metto il sei gennaio, cosicché potremmo festeggiare bene” ribatto un po’ scocciato dalla sua battuta.
“Si si, lo facciamo, cosi poi andiamo in giro e vediamo chi è la befana o il befano”
Non c’è nulla da fare hai sempre la battuta pronta e tagliente. Senza repliche.
Lasci cadere sulla sedia l’accappatoio e ammiro il tuo corpo, la linea perfetta del tuo seno sodo; con lo sguardo seguo la traccia delle natiche che si scioglie nelle gambe lunghe e nervose;
il tuo profumo è nell’aria e ti aggiri liberamente in casa.
Ogni volta che vedo questo spettacolo rimango sconvolto, mai vista una donna più bella, mai vista una donna così esageratamente sensuale nei movimenti, sexy nello sguardo, e tremendamente ipnotica mentre ti parla.
L’osservo in silenzio, come in estasi.
Esagerata. Femminile. Donna anche con quell’asciugamano in testa.
Vai nell’altra stanza mentre mi chiedi se ti avevo fatto quel cd con tutte quelle musiche rock che ascoltiamo da giorni.
“Certo che l’ho fatto signora. Sa che ogni sua richiesta per me è un ordine” le rispondo facendo il verso ad un maggiordomo dei film anni settanta.
Prendo il cd nel giubbotto e lo vado a inserire nel lettore.
Noti rockeggianti cominciano a espandersi nell’aria… Led Zeppelin - Whole lotta love, Page comincia a frustare la sua sei corde, mentre Plant squarcia il ritmo col suo dolce rauco sonoro...
“You need coolin', baby, I'm not foolin' “ si, non sono matto...
Cominci a fischiettare seguendo il ritmo della chitarra. Arrivo alla porta della tua camera da letto dove ti vedo in piedi, con indosso una sola canottiera nera, leggera, sotto la quale, il seno s’indovina libero da costrizioni e la temperatura dicembrina ti raggrinzisce piacevolmente i capezzoli.
Seguo Plant e le sussurro “Shake for me, girl, I wanna be your backdoor man.... Sei gia eccitata?”
Le passo un dito sul suo seno e lei, ritraendosi, leggermente infastidita mi da dello scemo.
“Che cosa hai nell’altra mano?” mi domanda.
Faccio il misterioso e poi le porgo un piccolo pacco tutto incartato.
“Ma dove hai comprato questa carta da regalo?” ride, cercando di capire quante posizioni del kamasutra siano raffigurate su quella carta…
Lo scarta velocemente e un “oh” di meraviglia e “wow” di piacere le escono in rapida successione.
Le se illuminano gli occhi alla vista di quelle calze particolari…velate nere, con legacci nel posteriore da chiudere a x e col fiocchetto alla fine.
“Posso provarle?” “Cazzo! Le ho comprate apposta” rido compiaciuto, mentre vedo i suoi occhi sempre più felici dell’azzeccato acquisto.
Ti butti sul letto a scartare il cellophane e pronta a indossarle, mentre si levano alti i grugniti di Lenny Kravitz.
Cominci ad allentare i legacci e alzi la gamba sinistra appoggiando il piede sul bordo del letto.
Ora oltre a quel piccolo lembo di pelo rasato e curato, intravedo anche le piccole labbra, leggermente arrossate, non saprei dire se dal freddo o da una eventuale toccatina fatta da lei prima in vasca mentre si faceva il bagno. Non le chiedo nulla, anche perché, conoscendola, potrebbe dirmi chiaramente che si era masturbata pensando al fornaio dove va di solito a comprare il pane.
Ecco non mi andava di incazzarmi, quindi vado oltre e le chiedo se le piacciono veramente.
Cominci ad indossarle lentamente alzando al cielo la tua gamba e stirandola in tutta la sua lunghezza. Ti prendo per la caviglia e ti bacio delicatamente l’alluce; ti accarezzo il polpaccio fino ad arrivare al ginocchio. Mi guarda con aria misteriosa e si morde delicatamente il labbro inferiore con quel suo arrapantissimo canino aguzzo che più di una volta mi ha morso provocandomi brividi di piacere. Le lascio la gamba con delicatezza mentre Patti Smith intona “Dancing barefoot”.
Capisco che le piacciono molto e annuisce mentre segue il ritmo della canzone “I'm dancing barefoot , heading for a spin , some strange music draws me in”
Rivado in soggiorno e ritorno dopo un paio di minuti con un’altra scatolina tonda e mentre valico la porta la vedo in piedi spalle allo specchio leggermente inarcata con la schiena ad osservarsi il culo e le gambe. Un’ immagine che da sola vale più di mille scopate semplici. Un brivido mi corre tutta la spina dorsale e mi arriva fino alle caviglie e sento che all’interno dei miei jeans sta succedendo qualcosa.
Dave Gahan attacca “Personal Jesus” e cominci a dimenare il culo al ritmo infernale e sensuale della canzone. Difficile resistere alla tentazione e lei lo sa molto bene e mi guarda accennando un sorriso malizioso che val più di tante parole.
Mi fulmini con un “Ancora regali? Con una scatolina cosi piccola difficile che sia un vibratore”
Ti piace mettermi alla prova, ti piace stuzzicarmi e io sto al gioco “Quello te lo compro per la Befana! Se non sarai brava, carbone nero e vibratore nero…”
Ridiamo insieme.
Scarta velocemente anche questo pacchettino e ai suoi occhi fa bella mostra di se un perizoma piccolissimo, sottilissimo con alcuni strass sul filo posteriore, come a tessere una leggera pioggia.
Sul davanti una piccola striscia velata che non nasconde nulla.
Mi dai un soffice bacio sulle labbra e con una mano mi sfiori la patta dei jeans e mi sussurri all’orecchio: “Oggi che hai fatto un giro al sexy shop vicino casa tua?”
“Veramente me li ha comprati mia madre”.
Fragorose risate mentre lei mi tira un cuscino per dimostrare la mia e la sua follia.
Le indossi come sempre molto lentamente, le fai aderire perfettamente all’inguine e con il dito della mano destra metti in posizione corretta il filo posteriore. Ti volti e mi chiedi come ti sta.
Mentre Tori Amos sussurra che sta “Perdendo la sua pazienza”, mi avvicino a te e ti do un piccolo schiaffetto sulla natica destra. “Hai un culo meraviglioso. Te lo leccherei all’infinito, finche non morirei disidratato”
“Addirittura? E non ci vorresti neanche giocare un po’? Sai potrebbe offendersi se non ci giochi”.
Mi “scodinzoli” il culo sotto al naso; quanto ti piace giocare, quanto ti piace il sesso. Mi fai morire, ti prenderei adesso cosi  ti strapperei quel cazzo di perizoma e ti scoperei con violenza e dolcezza. Mi stai facendo eccitare da pazzi, ma non è il momento. Non ora.
Ti lascio cosi a quattro zampe col culo per aria e me ne vado, mentre sbuffi chiedendoti il motivo di tale mia azione.
Sotto, chitarra  e voce di Pete Townshend mi chiedono “Chi sei”. Bella domanda, fossi in grado di rispondere ora sarei l’uomo più felice della terra.
Ritorno in pochi secondi, il ritornello dei “Who” si fa più insistente e tu lo fai tuo ballando e cantando sul letto. I capelli ti cascano sul davanti e ti muovi come in tranne; il tuo seno si muove dolcemente. Non è grande, ma preciso per essere preso in mano, come fosse una mela, e come frutta, mangiato, leccato, morso.
I tuoi capezzoli non cedono e continuano a star ritti come piccoli bottoni. Te li torturerei a sangue, tanto so che ti piacerebbe.
Altra scatola; più grande, avvolta in carta da giornale. Ancora una volta strabuzzi gli occhi meravigliata e mi dici :”E lì?” Ti getti verso di me, mi guardi dritto negli occhi “Ma tu sei tutto matto”. “Si di te!” non riesco a dirlo, le parole mi si strozzano in gola.
Ti risiedi sul letto e metti la scatola sulle cosce. Apri e esprimi tutta la tua gioia nel vedere un paio di stivali in latex con tacco altissimo.
“Fanno molto zoccola questi” e riammicchi.
“Beh a me piacciono molto, e li volevo vedere indosso a te. Poi scusa lo dici sempre che lo sei” sorrido. Fa un gesto come per tirarmeli.
Robert Smith, intanto, canta una dolce ninna nanna per noi.
Li indossi, ti pieghi lentamente, i capelli ti arrivano quasi al pavimento, la luce che passa dalla finestra ti increspa il viso, lo rende scuro, quasi diabolico. Vorrei immortalare quell’istante, mentre con le mani cerchi di stirare il latex di entrambi gli stivali.
Ora sei in piedi, alta, sensuale, ora il viso non è più diabolico, ma nei tuoi occhi vedo dei fulmini di passione che schioccano fragorosi.
Ti avvicini e cerchi la mia bocca e la mia lingua. Te ne concedo poco, poi ti allontano e ti spingo sul letto. Sei seduta , a gambe leggermente larghe, un occhio coperto dai tuoi capelli e i tuoi capezzoli che fanno ancora capolino da quella canottiera nera. Sei eccitata, te lo leggo negli occhi, quei fulmini sono carichi di energia sessuale, e non vedono l’ora di scagliarsi su un albero e spaccarlo a metà. Appoggiato con una spalla allo stipite della porta sento di nuovo Tori che parla di “servi e padroni”.
“Mi hai fatto tutti questi regali e io non ho fatto nulla a te” Allarga le gambe e comincia a passarsi una mano sotto il perizoma “Ti piace cosi?”.
Non le rispondo, ma cazzo, mi piace si e mi sto bagnando e come una lumaca lascia la sua striscia dove passa, io sto sicuramente “sporcando” i miei boxer neri.
Il rigonfiamento, inevitabile, dentro i miei jeans blu viene notato da lei; alza la gamba sinistra e, continuandosi a toccare leggermente il clitoride col medio e l’anulare della mano destra, passa la pianta dello stivale sul mio cazzo che non riesco più a trattenere.
“Allora ti piace quando faccio la porca! Sei un porco anche tu come me…”
Sposto la sua gamba e mi catapulto sopra di lei, la bacio come se la volessi mangiare, mi cibo delle sue labbra, mi gusto la sua lingua che danza con la mia. Hai un sapore buonissimo, non te l’ho mai detto, ma ti bacerei solo per sentire il tuo sapore, come Hannibal Lecter mi ciberei di quello!
Con la mano destra salgo dal ginocchio passando sopra il liscio e freddo latex, arrivo poco sopra e sento il velato delle calze, misto al calore della tua pelle, ora tra me e la mia mano, non c’è più nulla solo i tuoi fianchi e il tuo calore. Ripercorro all’inverso l’autostrada della tua gamba, il mio respiro si fa più affannoso, passo a baciarti il collo, mentre tu continui a ansimare grazie al movimento della tua mano sulla tua fica. Sarà bollente, penso, ma continuo a baciarti e morderti collo e spalle. La mia mano cambia obiettivo. Il tuo seno destro. Lo prendo tutto in mano, lo stringo con violenza e dolcezza, passo a morderti sopra la canottiera.
Mi fermo; mi alzo. Sinead ci parla di una “Casa del Sole Nascente”, proprio quando il sole comincia a farsi color arancio.
“Vieni, alzati e levati la canottiera. Vieni con me, ho un’altra sorpresa”
non capisci, ma obbedisci ai miei ordini; l’eccitazione in questo momento ci farebbe fare qualsiasi cosa.
Ti porto nel soggiorno, sposto tavolo sedie e faccio spazio al centro della stanza.
“Ho comprato la fotocamera digitale e voglio fotografarti, voglio fermare il tempo con te, in questo preciso istante” Le dico questo e le mostro l’ultimo regalo: un paio di manette vere, d’acciaio.
Accetti perché lo vuoi anche te; cadono tutte le tue remore di costrizioni e di paure.
Ti serro un polso con le manette e senti il freddo che avvinghia la tua pelle, ma il calore della tua voglia lo fa passare in fretta e ti faccio mettere a pecora, in mezzo alla stanza rosseggiante per via del tramonto.
Siamo in eccesso di voglia e gli inxs in sottofondo mi ricordano che “Ho bisogno di te stanotte”.
I capelli ti coprono il volto,  la gravità rende ancora più belle le tue tette. Si, il primo scatto è per loro, per il mio frutto morso più volte; metto a fuoco e scatto un primo piano del tuo capezzolo del tuo seno destro, dritto, eccitato. Il vero monte Parnaso, seno di divina beltà.
Mi allontano di un metro e ti faccio un primo piano delle tue gambe, con i tuoi fianchi in bella evidenza. Gli ultimi flebili raggi di sole fanno sembrare i tuoi glutei due succose mele rosse, li palpo, li stringo e li sculaccio. Un segno ancor più rosso rimane su di te. “there's a dark secret in me don't leave me locked in your heart” canta Carmen.
Sembra incredibile anche la canzone lo dice, il tuo segreto, il tuo culo, lo fotografo e rimarrà sempre con me nel mio cuore, non lo dimenticherò mai.
Le voglie crescono in noi. Ancora non capisci il significato delle manette, anche perché non ti ho legata, non ti costringo a far nulla che tu non voglia.
Vengo davanti a te, tu ancora in quella posizione che mi eccita,che mi ricorda i disegni di Manara, cerchi le mie labbra, ti bacio e ti mordo il labbro inferiore, lasciandoti un segno anche li.
Scatto.
Ti alzi, sei stanca di questo gioco, vuoi di più. Ti chiedo un altro paio di scatti ancora, promettendoti, poi, di essere in tua completa mercé.
I capezzoli, complice ancora il freddo, non accennano a tentennamenti, non cedono alla loro sorte e, mentre, si alza li bacio, li succhio e li rimordo.
Ti faccio mettere sotto al solaio della  porta, ti faccio allargare le gambe, chinare la testa in avanti cosicché il tuo viso si copra e con le mani arrivi a toccarti dentro al perizoma. Scatto e  Janis intona “Didn't I make you feel like you were the only man -yeah! Didn't I give you nearly everything that a woman possibly can ? Honey, you know I did!”
Si, cazzo. Lo stai facendo.
Ultima foto, ultimo scatto. Ti faccio voltare gambe dritte, tese, nervose, e tu piegata. Vedo solo il tuo sedere, il tuo magnifico rotondo sedere.
Prendo una candela, l’accendo e faccio scendere sui tuoi glutei alcune gocce calde di cera. Stringi istintivamente le natiche a causa del bruciore, ma subito dopo ricedi e ritorni serena e calma.
Sistemo la candela per terra, proprio sotto di te e come quella fiamma brucia, anche Jim chiede di “accendere il suo fuoco”.
Mi inginocchio dietro di te e dopo averti spostato il filo del perizoma, comincio a leccarti la fica e mi aiuto con un dito.
Sei bagnatissima ed eccitatissima. I tuoi gemiti sono sempre più forti; passo a leccarti il culo, mentre continuo a penetrarti con un dito prima e dopo poco anche con un altro. La tua fica è fradicia e i tuoi umori colano tutto intorno e mi inebriano. Sento il tuo odore sul mio pizzetto. Eccitante.
Sottofondo dei Pink Floyd, melodia fantastica, ma ancor di più è lei che mi dice “Scopami, inculami, impalami”. Waters e Gilmour non avrebbero fatto mai nulla di meglio con le loro melodie.
Mi alzo, sbottono la patta dei jeans e tiro fuori il mio cazzo più che gonfio da tanta tortura. Appoggio delicatamente la cappella dentro quel calore indescrivibile… Paradisiaco lo dice anche Axl.
Mi fermo, esco. La giro e la bacio con voglia. Mi stacco di nuovo, la guardo negli occhi e sembra chiedermi di continuare. Lo faccio anche senza che me lo chieda. Le sfilo le manette, la prendo per mano e andiamo in camera di letto. Posiziono la fotocamera digitale per fare degli autoscatti su una mensola, mi spoglio velocemente, mi sdraio sul letto e mi ammanetto al letto.
“Fai di me ciò che vuoi… SCOPAMI, USAMI”
 

 

Hai lanciato la tua sfida, ora non puoi più tirarti indietro...
ammanettato alla spalliera di metallo del mio letto, completamente nudo e pronto a soddisfare i miei più intimi desideri... il mio "personal jesus" come ripete melodiosa la canzone che rimbomba dalle casse dello stereo, che abbiamo lasciato acceso in salotto.
Mi avvicino suadente, con gli stivali di latex che strusciando tra di loro producono un rumore quasi animale...sei la mia preda e ti fisso vogliosa cercando di decidere da dove iniziare il mio pasto..
Salgo sul letto e annuso il profumo del tuo corpo senza staccare mai i miei occhi dai tuoi; il tuo sguardo si difende dal mio, ma è incapace di arrendersi al mio sorriso perverso
Assaggio la tua pelle con la lingua umida e un brivido percorre tutto il tuo essere; sospiri quando la mia bocca si posa sul tuo cazzo, lo prendo in mano e lo lecco avida.
Le tue mani vorrebbero essere libere, lo so, lo capisco dai movimenti che fai, ma è una dolce tortura la mia e durerà tutta la notte.
Salgo a cavalcioni su di te, ti bacio dolcemente le labbra, e con violenza ti graffio le braccia tese e il petto. Nella mia bocca sussurri qualcosa... Lo so, sono una puttana, non ho bisogno che tu me lo ricordi. Ti mordo il collo, voglio che il mio marchio rimanga impresso sulla tua pelle oltre che sul tuo cuore! Tutte devono sapere che sei stato mio, solo mio, il mio schiavo fedele, la mia vittima e io il tuo boia; la mia eccitazione è altissima, ma non voglio finire questo gioco, non ancora!
Mi giro, la tua testa tra le mie gambe e so che se potessi strapperesti quell'ormai stupido perizoma che hai scelto per me con tanta cura, ma che ora non fa altro che complicarti la vita.
Afferro con un pò di forza la tua voglia e stringo facendoti sobbalzare; il dolore non è niente rispetto al piacere che voglio farti provare.
Partendo dalle palle la mia lingua sale, fino alla cappella, la prendo in bocca come fosse l'unica fonte da cui potermi dissetare e poi lo ingoio tutto e, dolcemente, mentre la mia lingua continua a giocare mi muovo al ritmo lento di "Wrapped around your finger" di Tori Amos.
Ma è la tua lingua che avvolgo, senza l'ausilio delle mani è l'unico mezzo che puoi usare per scoparmi, ora; si è insinuata con facilità tra la stoffa sottile che copre il mio sesso caldo e voglioso. Sono un lago nella tua bocca; probabilmente se riuscissi a tenermi ferma, non avrei scampo, mi avresti già fatta esplodere, ma non puoi! Un risolino mi sfugge...
Intanto mi inumidisco un dito e, mentre con una mano continuo a toccarti il cazzo e con la bocca a succhiarti, te lo infilo nel culo...non sembri stupito, anzi allarghi un pò più le gambe per facilitarmi la manovra... hai proprio ragione quando dici che sono ancora "piccola", illudermi di sorprenderti. Ah, che stupida!
Comunque il gesto ha sortito il suo effetto! Nella mia bocca ti sento sempre più duro.
Ogni volta che ti agiti o provi a dire qualcosa ti soffoco con la mia fica. Inizio a pensare che tu lo faccia apposta!! eh no, caro.. qui comando io!!!
Mi volto e ti schiaffeggio il viso, questo sì che non te l'aspettavi... Un lampo di qualcosa che non riesco bene a definire passa per un attimo nei tuoi occhi e stai per obiettare ma non te lo permetto e ti metto le mie tette sulla bocca, ti riempi con esse, inizi a mordermi un capezzolo. Oddio quanto mi piace...struscio la mia fichetta fradicia sul tuo cazzo. Godo come una maiala, ma non mi lascio distogliere dal mio obiettivo e allungo una mano fino ad arrivare al comodino dove è adagiato il mio foulard, nero come la notte..."light my fire.. come on baby..." mi sussurri mentre alzo la schiena.
Certo amore, non dubitare!
Un ultimo sguardo ai tuoi occhi viziosi prima di bendarti...
Un ultimo bacio alla tua bocca maniaca prima di lasciarti...
Mi allontano per recuperare la candela che poco fa hai usato tu con me...
Torno, cercando di non farmi sentire e mi avvicino al letto...
Percepisci il mio odore, un sorrisino appare sulle tue labbra...
Mi libero, finalmente del perizoma... inizio a girare intorno al letto come un predatore gira attorno al suo bottino... certo, sai che sono lì, ma non puoi sapere da dove colpirò.
Lascio cadere un pò di cera calda sul tuo polpaccio, un sussulto... hai capito a cosa voglio giocare, adesso?
Il tuo cazzo è sempre durissimo e i tuoi respiri veloci. Striscio sul letto e faccio aderire il mio profilo al tuo corpo, i miei umori ti bagneranno sicuramente la gamba; lo senti e la muovi quasi a volermi stimolare. beh, ce la fai benissimo!
cera bollente sul petto, poi più giù fino all'inguine... appoggio la candela e faccio scorrere i miei capelli ancora umidi là dove ho infierito, quasi a volerti dare sollievo.
Ora sono di nuovo sopra, il contatto è davvero molto intimo. appoggio la punta calda e pulsante del tuo sesso all'ingresso del mio e sento che con il bacino cerchi di avvicinarti per entrare, ma io ti sfuggo.
E’ così eccitante!
Avvicino le mie tette al tuo viso, lo affondo in esse e ti chiedo se vuoi scopare, adesso...ti manca il fiato per rispondere tanto sei preso a leccarmi e mordermi..
Oddio, questo gioco sta diventando troppo anche per me!
Vorrei affondare sul tuo cazzo e riempirmi fino in fondo, vorrei che le tue mani fossero libere di esplorare tutto il mio corpo, vorrei che i tuoi occhi mi guardassero mentre godo per te e che la tua bocca mi sussurrasse parole volgari e dolci allo stesso tempo.
Mi struscio come una cagna in calore... la tua troia bagnata vuole che la scopi...
“Ti prego, scopami...”
Quasi ti supplico nel pronunciare queste parole.
Ti fermi, lasciandomi per un attimo interdetta... Le tue mani sono magicamente libere, mi ribalti e prendi il sopravvento mentre il foulard ti è sceso sul collo e i tuoi occhi mi fissano divertiti ma seri...
In un momento capisco tutto, sei sempre stato libero di muoverti, le manette non erano bloccate. Socchiudo gli occhi e digrigno i denti...
“Brutto stronzo!”
Mi agito sotto di te... tiro pugni sul tuo petto... prendi i miei polsi e mi incolli al letto...
Inizi a baciarmi, mentre cerco sempre di divincolarmi dalle mie manette, le tue salde mani...
Mi mordi il collo facendomi urlare... scendi fino al seno e mordi anche quello...
I miei lamenti ora servono solo a nascondere la mia crescente eccitazione...
“Sei una puttana, lo so che ti piace essere dominata...”
Così dicendo, senza troppi preamboli, del resto i miei di poco prima erano sufficienti, riempi la mia voglia...
Ti muovi affondando il tuo cazzo in profondità... mi baci e mi lecchi... cerco la tua lingua con la mia... abbandoni i miei polsi e vai ad alzarmi una gamba, il latex si incolla alla tua schiena...
mi metti due dita in bocca e io te le pompo proprio come ho fatto poco fa col tuo cazzo...
ora ho di nuovo la tua lingua in bocca...
non capisco più niente...
sento le tue dita infilarsi dietro, nel mio culo...
“sì, scopami il culo” Ti chiedo delirante.
Con la mano libera mi tocchi le tette... mi piace il modo in cui non trascuri niente di me.
Le mie unghie si piantano sulla tua schiena, segnando solchi che domani ti faranno sicuramente male...
“Ti scopo tutta, sei la mia puttana, voglio sentirti godere...”
Mi sfondi ancora per un pò stando sopra... poi ti stendi di fianco a me, mi fai allargare le gambe mentre con una mano mi stimoli il clitoride...
Mi vuoi far morire...
Dal dietro mi entri nella fica... è assurdo come tu riesca ad arrivare ovunque...
Il tuo cazzo nella mia fica, una tua mano sul clitoride sempre più gonfio, l'altra a strizzarmi un capezzolo e la tua lingua nella mia bocca... mi fai impazzire!
“Senti come scivola bene e sai perchè? perchè sei bagnatissima, sei una porca e me lo fai diventare durissimo... godi puttana, fammi sentire come godi...”
Beh, non me lo faccio ripetere due volte, non resisto più...
Nella mia mente vedo un bosco brulicante in cui i raggi del sole si inoltrano insistenti tra i rami e le foglie... odore di muschio.. un lampo di luce accecante... e poi la pace!
sì, questo è il paradiso e tu me ne hai aperte le porte!

 

Compilation di Natale

 

1)      Led Zeppelin - Whole lotta love

2)      Lenny Kravitz – American woman

3)      Patti Smith - Dancing barefoot

4)      Depeche Mode – Personal Jesus

5)      Tori Amos – Losin’ my religion

6)      The Who – Who are you

7)      The Cure – Lullaby

8)      Tori Amos – Wrapped around your finger

9)      Sinead O’Connor – The House of the Rising Sun

10)  INXS – Need you tonight

11)  Carmen Consoli – I can’t get you out of my head

12)  Janis Joplin – A piece of my heart

13)  The Doors – Light my fire

14)  Pink Floyd – Wish you were here

15)  Guns’n’roses – Knockin’ on heaven’s door

fabius00 @ 12:07 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
martedì, 13 novembre 2007 | in : deliri, racconti erotici
ero in loop con celentano ed una canzone melanconica.
Volevo scrivere una cosa triste, invece è uscita fuori questa...


Il freddo sale

lo senti correre lungo i nervi tesi delle tue gambe

lo senti vibrare

senti il contrasto con le mie mani

dolci

lente

quasi ferme

calde

sono li che fanno cerchi dorati dietro le ginocchia

e ora risalgono nella loro folle corsa verso un traguardo inaspettato

la corsa però è lenta

ritmata

seguono il tam tam del tuo respiro

all'unisono con il muoversi della tua pancia

il freddo vorrebbe farti coprire

 

lo capisco dal segno che i tuoi seni mi lanciano

segni inequivocabili

ma sono li ancora lì

fermo nel purgatorio della tua carne

mi avvicino agli slip

e il dorso sfiora il cotone rosa

leggero

ti tendi tutta in un muscolo unico

sollevi leggermente il bacino

come se volessi offrirmi anche il paradiso

ma li è l'inferno

sono sicuro che il calore è paragonabile a quello

vorresti subito essere dannata per quell'attimo

dannata per un sospiro in meno

ti stendi appena mi allontano di nuovo dal cotone

e ritorno verso il ginocchio

e ora il freddo riprende il sopravvento

ma è solo un attimo

questa volta il palmo delle mani corre verso l'esterno delle tue cosce

arriva fino ai fianchi

di nuovo quella tensione,

di nuovo quel sospiro

di nuovo quell'inferno che avvampa

ma ora so come placare il fuoco

appoggio delicatamente le labbra sul cotone

non ce la fai più..

ti contorci

il bacino sempre più alto

verso la mia bocca

come per dissetarmi

un bacio lascivo sugli slip mi fanno capire che ci sarà altro...

molto altro...

fabius00 @ 23:58 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 13 giugno 2007 | in : deliri, racconti erotici
Sottotitolo: ovverosia come cercare di rimorchiare spudoratamente una di un blog e non farle capire assolutamente tutto ciò…



Ho sempre saputo che con due paroline dolci e alcune spinte, condite da una sana dose di goliardia e uno spruzzo di mistero, le web-donne, nuova forma vivente del globo terrestre, ti cascano ai piedi… anzi alle mani, in punta di tastiera.
E anche stavolta, il mio intuito femminile c’aveva preso.
Chattiamo da due o tre giorni in maniera semplice e senza problemi, con il fido scudo-monitor che riesce ad abbassare qualsiasi frontiera e qualsiasi inibizione, fin quando alla mia richiesta del suo tipo ideale, tira fuori un papier interminabile… Aho ma quanto scrivi me verebbe da dije, ma non lo faccio, devo essere calmo come una mangusta, spietato come uno scorpione…
Le faccio “ ah bella lista, ma lo sai che in tutti questi punti non mi ritrovo solo in due?”
(maddecheaho, per me se scrivevi me piaceva pure quello nano, ero arto un pacchetto de marboro, se lo volevi co li capelli verdi te dicevo che ero a controfigura de gim cheri in “grinc”, se me volevi cor fisico de purcinella me mettevo pure a maschera aho...)
Lei :”Ma dai e quali?”
“beh non piango da vent’anni (ma che cazzo, ma a questa je piace l’omo che piagne… sai che palle) e poi non sono uno che veste proprio fashion (fescion? Aho io er massimo che cio de fescion è a rivista) e poi le labbra non sono cosi pronunciate (aho quanno me vedono amici mia me dicono aho è arivato er dindarolo), però dai sulla lista di milleseicentosessantaquattro (cioe leggasi 1664) voci solo due… non mi sembra male no? Direi che se non sono l’uomo ideale per te potrei esserlo di altre sei milioni di donne (aho ma ndo cazzo stanno ste donne… ma magari ce caschi abbella!)
“ma no sciocchino sei perfetto” (sciocchino? Aho ma come parla questa…)
cominciamo a parlare, ovviamente, di sesso (occhio che l’argomento me piace), e si parla delle mie avventure, delle mie storie (aho l’urtima vorta che ho trombato me ricordo che me so portato dietro er bignami der piccolo scopatore) e poi come un bastardo le chiedo la sua vita sessuale e sentimentale.
“Sai devo dirti che purtroppo ho avuto una penitenza divina (aho come penitenza… nun me di che questa è una che nun la smolla… aho io chiudo subbito emmessenne se me dice cosi)”
“come mai?”
“eh si, il mio moroso è uno che praticamente ha un approccio sessuale diverso da come lo vedo io”
Domanda scontata…”Perché tu come lo vedi?”
“per me il contatto con l’uomo deve essere il sale della vita, il sapore da gustare ogni giorno”
(aho come er caffe crema e gusto… poi sale, qui l’unica cosa che me sale tra n’artro po o so io che d’è)
“che belle parole che stai dicendo…Anche per me è lo stesso, è per questo che non mi piacciono le storie a distanza…(abbella n’dai detto de ndo sei? De Pompinopoli? Stai a quanti chilometri da roma? Cinquecento? Aho vieggiu che te faccio senti a tigre der ribbartabile…)
eh si anche a me piace il profumo della pelle da accarezzare ogni giorno e sentire l’emozione di vederla ogni giorni con occhi nuovi e sognanti contemporaneamente..”
“Fabio sei proprio una bella persona”
“grazie cara… ma cosi mi fai arrossire… (aho dammelaaaaaaaaaaaaa), facciamo cosi ti do il mio numero di cellulare se vuoi ci sentiamo stasera (se m’avrebbero fatto na foto in quer momento manco er joker de batman c’aveva un ghigno simile)”
lei:” ok l’ho segnato”
“Ciao cara buona serata allora e casomai a dopo…
“Ciao fabio. Si, se non faccio tardi ci sentiamo, anche se sono un po’ emozionata”
Arrivo a casa, mangio velocemente, faccio delle piccole cose che ultimamente avevo dimenticato e accendo il pc, maledicendo ancora una volta libero-infostrada che non mi hanno ancora risolto il problema sulla linea dsl.
Apro firefox e accendo emmessenne e come per magia la vedo collegata.
Eheheheeh, la pulzella è online…
Da incallito e puzzolente giocatore di poker, non la contatto per giocare un po’ e vedere se lei è interessata a me… vediamo fin dove si spinge la pulzella… (peccato che non trovo la faccina che si alliscia i baffi).
Tempo due minuti ed eccola… lampeggio, qualcuno mi contatta, apro e vedo che è lei che mi saluta con cordialità.
“ciao” le rispondo tirandomela un po’, tanto funziona sempre…
“ciao fabio. Che stai facendo disturbo?”
“no cara, figurati (aho se nun me contattavi te dovevo parla co i cloni che me so creato su tutti i forum de internet) allora? Che fai di bello?”
“nulla… ma hai una cuffia e un microfono?”
“io? Ma certo cara…(aho vai c’ha la camme ahooooo vai che stasera na pipetta ce scappa)
“allora proviamo?” “ma certo cara vai, prova”
“ciao fabio mi senti?” “si carissima ti sento (si ma cazzo nun te vedo… maledetto libbero che te piasse un corpo a te e tutti l’infoiate de infostrada tue) ma non ti vedo purtroppo”
“vabbeh dai fabio è uguale” (uguale un par de palle) “vero cara.. piacere di sentirti”
“fabio peccato che la linea si sente male” “eh lo so cara, ma purtroppo ho una linea fatiscente, da terzo mondo, facciamo cosi, se hai un numero vodafone, ti chiamo, tanto ho infinity (beata infiniti mia! Se me fai tromba vado accenne un cero a san vodafone da ivrea…)”
“si dai segna… 349 69 23 90” (aho ma che me stai a pija per culo? Ma che cazzo de numero è? 69 23 90? Aho ma nun me di che venerdi 13 porta pure bene…)
“ah che numero bislacco che hai cara…(vedi a legge quei cazzo de libri te serve ogni tanto? Mo co sta parola te casca ai piedi fabbiè! Sei un gegno!)
“ahahaha fabio… che parola simpatica hai usato…Bislacco, ahahaha”
(è fatta abbella mo so volatili pe diabetici)
drin drin (so io che simulo)
“pronto?”
“ma ciao fabio! Piacere di conoscerti sono xxxxxx”
(aho xxxxxx è pe la praivasi” nota dello scrivente)
“ciao cara! Piacere di conoscerti! Allora che si dice di bello? Come è la mia voce? È come uno dei tuoi punti? Quelli dell’uomo ideale?”
“si fabio, hai una bella voce”
“grazie…(aho e me stai solo a senti, pensa se stai qui abbella!)
cominciamo a parlare del suo e del mio lavoro, della sua e della mia vita, della sua e della mia vita sentimentale e sessuale… praticamente dopo due minuti stavamo gia parlando di piselli e fiche….
Le racconto prima le mie “fatiche” delle mie storie sentimentali e dei problemi con le donne (aho l’unico problema che c’ho io co le donne è che io me le vorrei scopa, invece manco una!).
Sai sono un uomo maturo, ho gia una certa età e sto cominciando a sentire il peso degli anni..(provo la tattica della sindrome da infermiera e volontaria). Mi chiede quanti anni ho e appena saputo delle mie trentacinque primavere, mi dice la sua età… prima figura di cacca… ha due anni meno di me…eh si perché barando non le ho detto che sono di novembre…
Primo affondo… nulla di fatto.
Comincio allora a chiedere della sua vita sentimentale, se fosse single o meno e li ha cominciato a parlare lei…
“sai fabio, come ti ho detto prima, devo avere qualche maledizione, perché il mio attuale moroso non mi soddisfa (in che senso aho), si fabio, come pensi tu, sotto quel punto di vista. Sembra quasi che abbia raggiunto la pace dei sensi (aho te li risvejo io abbella me metto pure er camice de iar). E questo mi affligge. E’ brutto per una donna non sentirsi desiderata (aho se vieni qui te faccio desidera de annattene de corsa pe quanto so infoiato) e poi soprattutto perché prima sono sempre stata abituata bene e con gli altri come minimo si faceva sesso almeno due, tre volte al giorno (addio, la mia faccia terrorizzata…faccio velocemente due calcoli… allora, mumble mumble…tre volte al giorno per sette giorni fa ventuno, ventuno volte a settimana per cinquantadue settimane fa millenovantadue… cioè millenovantadue…me vengono in mente due cose… l’eurotunnel e er treno che ce passa sotto… aho eccheccazzo… ma n’è possibbile…ecchiè? Una strana ombra mi copre il volto… e questa m’ammazza… e come faccio…aho sticazzi, armeno moro godendo… mo provamo un po’ co a tattica de quello che nun ce crede…)
Le faccio “Ma dai! Non posso crederci, dai stai esagerando… cioè, quello come si chiamava? Rocco? Nacho? Dai non è possibile! E’ normale che è finita tra di voi un anno fa… L’ hanno ricoverato d’urgenza…”
“No fabio è tutto vero! Pensa che una volta l’abbiamo fatto per dieci volte nella stessa giornata…Sai eravamo in vacanza…”
Sbianco completamente…dieci volte? E poi? L’ hanno raccorto cor cucchiaino? E chi è sto tipo?
E soprattutto ma che cojoni c’ha? Du mongorfiere? Nel mentre che pensavo a che tipo di pantaloni dovesse avere un tipo con due cojoni da mongorfiera mi dice:” Sai che la prossima settimana vengo a Roma?” Alla parola vengo, già m’era preso un corpo…e poi Roma.. aho e chi te c’ha mannato? Allora ho fatto bbene a anna in chiesa a Natale… “davvero cara? Ma allora se ti va e se ti fidi (aho se nun te fidi te vengo a cerca io abbella) potremmo andare a prendere qualcosa da bere in qualche locale…”
“fabio mi scusi un secondo? Devo andare a fare la pipì. Mi attendi?”
“Se non ti da problemi puoi anche portarmi con te (aho ma questa ha letto i racconti mia? Aho nun ce lo sa che so un patito der pissing?) “
Sorride e mi fa “Va bene tanto non vedi” Sorridiamo mentre le dico… “Ma infinity non è anche videochiamata?” Sorridiamo di nuovo, vedo che c’è complicità e simpatia reciproca…
Mentre estasiato sento il dolce rumore, e sinceramente lei stava dicendo qualcosa, ma non mi ricordo e in quel momento non me ne fregava nulla di ciò, mi viene in mente il suo soprannome…
Un nome un perché…Pissy.
Un po’ intimidita e un po’ eccitata (almeno penso) ricominciare a parlare di noi e del nostro probabile incontro.
Non è mai venuta a Roma e quindi so dove portarla e dove Roma mi aiuterà a conquistarla…
“dai se hai paura e non ti fidi, posso far venire anche un mio amico, cosi usciamo in quattro”
“dai fabio casomai ne parliamo domani che ora sono le tre e ho un pochino di sonno”
“ok pissy buonanotte”
Avrà capito che Marco me lo porto per dividere le fatiche?
fabius00 @ 11:00 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
sabato, 19 maggio 2007 | in : musica, racconti erotici
scritto non mi ricordo quando.
e' rimasto cosi incompiuto...


Il sax degli inexcess rimbombava da quelle piccole casse poste ai quattro angoli del pub. Quel dolce e stridulo suono, cosi armonioso mi ha fatto dimenticare completamente la domanda di Angela.
Cos’è che voglio dalla vita… ma che cazzo me ne frega di cosa voglio dalla vita. Sto bene cosi come sto. Esco, mi diverto e bevo. Rutto anche, come sto facendo in questo momento davanti questo martini bianco.
Adesso come adesso vorrei solo che qualcuna mi facesse un bel pompino e, se non è peggiorata col tempo, lei li fa molto bene, è capace di mandarti in estasi per come usa la bocca e la lingua.
Vorrei che scivolasse sotto al tavolo e che mi tastasse sopra il rigonfiamento dei jeans, si perché sono bell’eccitato dall’idea di sentire le sue labbra scure su di me. Sentire che lentamente sfili la cinta di cuoio comprata proprio insieme a te in quella pelletteria in toscana.
E proprio quella sera ti legai con quella stessa cinta i polsi.
Strette dietro la schiena le mani si arrossarono velocemente mentre ti scopavo da dietro, senza preliminari.
Era eccitata per conto suo.
L’idea di farsi fottere cosi la faceva bagnare tantissimo.
A volte le nostre danze sessuali duravano solo pochi minuti.
Il tempo di riempirla di sborra. Amava farsi venire in bocca e ingoiarlo.
Amava il mio sperma perché è dolce, e ogni sera dopo cena voleva il mio cazzo per dessert. 
Era un’animale da sesso, mai conosciuta una cosi…
Il detto “cazzo e cazzotti” con lei era azzeccatissimo.
Le davi un po’ di cazzo e lei ne godeva, lo usava come fosse un giocattolo, come un orsacchiotto da coccolare.
Il regalo di Natale aspettato, sospirato e adorato da un anno.
Così guardava il mio cazzo ogni volta che dovevamo scopare, ogni volta che lo tirava fuori.
Lo accarezzava, lo vezzeggiava, le aveva dato un nomignolo, un soprannome addirittura.
“Barbapipo”… storpiando il nome dei famosi disegni animati degli anni ottanta.
La ricordo quando, dopo essere venuto, si adagiava sul mio pube, con la tempia sul mio bacino e le sua bocca alla base del cazzo.
Era li che lo baciava e lo accarezzava, quasi fosse un figlio.
A volte la deridevo dicendole che se voleva gliene avrei regalato uno in lattice più grande cosi poteva dormirci insieme la notte, abbracciata a lui o pure messo da qualche parte.
Si incazzava.
Diceva che non era l’identica cosa.
Le piaceva sentirlo pulsare tra le mani, tra le labbra, sentire i vasi sanguigni che si ingrossavano, sentire il cambio della superficie della pelle sotto le sue dita.
Ogni volta che lei parlava del mio apparato genitale, mi sembrava che stesse parlando di un bambino d’accudire, da baciare.
L’amava.
Letteralmente.
“Ma sei scemo? Ma come te ne esci”
Non stavo solo pensando tra me e me; molto probabilmente qualcosa nel mio ragionamento mi è scappato e l’ho detto ad alta voce.
“I was standing, You were there, Two worlds collided, And they could never ever tear us apart”
La canzone era finita, Michael Hutchence aveva finito la struggente melodia e mi sono ritrovato di fronte lei, il frutto dei miei ragionamenti.
Hutchence, proprio lui che è morto stringendosi una cinta al collo per aumentare l’orgasmo…
Curiosa coincidenza…
Francesca mi riporta sulla terra.
“Tra una settimana mi sposo e tu mi chiedi un pompino?”
Con lei ci siamo frequentati per qualche mese. Una di quelle storie nate più per non rimanere soli che per reale sentimento. Che poi, la passione, ce ne fosse stata tanta nei nostri incontri, quello poco importa; era il frutto di un’amicizia sana che si trasformò in intimità.
Finita la complicità lei è ritornata col suo vecchio amore, io, invece, sono tornato ai miei soliti amici.
Marco, Daniele e l’alcool.
Per un periodo ho sopperito la mancanza di una donna con dei rossi buoni e costosi…
Compagne di molte notti, bottiglie di Brunello, di Sirah, di Nobile di Montepulciano, di Tignanello.
Ora posso dire di avere un’ottima conoscenza sui vini rossi.
Eccola li che si passa le labbra sull’oliva del mio martini…
Il frutto del mio ragionamento che mi ha chiamato dopo quasi otto mesi che non ci vedevamo o sentivamo.
Solo qualche fredda e-mail spedita più per farci gli auguri di buon compleanno che per vera voglia di sentirsi.
Eppure l’altra sera squilla il mio cellulare; sul display non compariva nessun nome ma solo il numero del chiamante e una voce che mi salutava in maniera troppo amichevole e con parole conosciute.
Dopo i soliti convenevoli, la sua richiesta di uscire il prossimo fine settimana. Una cena, o meglio una pizza veloce per fare due chiacchiere.
Dovevo dirle di no, ma alla fine il cuore, il mio maledetto cuore chiese ora e luogo dell’appuntamento.
 

 
Don't ask me
What you know is true
Don't have to tell you
I love your precious heart
I
I was standing
You were there
Two worlds collided
And they could never tear us apart

We could live
For a thousand years
But if I hurt you
I'd make wine from your tears

I told you
That we could fly
'Cause we all have wings
But some of us don't know why

I
I was standing
You were there
Two worlds collided
And they could never ever tear us apart

fabius00 @ 23:18 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 07 marzo 2007 | in : deliri, racconti erotici
Stavo rileggendo vecchie mail...
e ho trovato 'sta cosa scritta per te...
un abbraccio...



Impietrito di fronte a te, alla tua pericolosa bellezza.
Mi guardi e sorridi mentre con gli occhi mi chiedi di osare di più, di fare un passo verso di te.
Mai, un cenno non pronunciato, è stato cosi eloquente, mai è stato cosi amato e desiderato.
Mi avvicino e ti accarezzo con delicatezza, quasi pauroso, la nuda spalla.
Ti fisso negli occhi, vorrei avvicinarmi alla tua bocca, vorrei sentire il profumo delle tue rosse labbra; ancora una volta, però, sei tu che mi sussurri l'azione con i tuoi occhi, col tuo sorriso languido.
Ti passo la mano dolce e leggera sulla spalla, proseguendo per il collo, per le gote, dietro le orecchie e finisce la sua sensuale corsa dietro la nuca, tra i tuoi regali capelli, che cadono maestosi sulla tua schiena.
Avvicino le mie labbra alle tue, voglio mangiare il tuo respiro, voglio rubarlo, voglio farti morire e rinascere una, dieci, cento e mille volte...
Voglio assaporare la tua voglia di donna e fonderla con la mia voglia d'essere tuo.
Le nostre lingue si rincorrono giocose e felici...
Con le mani sposti le spalline del vestito, quello nero trasparente, corto, che mi fa impazzire al solo pensiero che tu l'abbia indossato, che mi fa salire il sangue al cervello, che mi fa scorrere il sangue in maniera folle e impazzita.
Ho paura che tu possa sentire il battito folle e accelerato, e che tu capisca che sono solo un burattino nelle tue mani.
Quel vestito, che pochi secondi prima correva lungo i tuoi fianchi dolci e sinuosi, ora scivola lentamente in terra, facendo cadere anche gli ultimi nostri tentennamenti, le nostre ultime resistenze, la tua ultima paura. Ora sei di nuovo di fronte a me, nuda, vestita solo dei tuoi capelli neri, setosi e lucenti, di un perizoma, anch'esso nero e di un paio di decollete con i lacci color argento...
Come il mio più impensabile sogno.
Mi allontani delicatamente sussurrando qualcosa nelle mie orecchie, ma il tambureggiare sempre più incessante del mio cuore ha coperto il significato di tali parole.
Ti volti e ti avvii verso il tavolo del soggiorno e, prona, ti appoggi sulla sua superficie.
Alzi il ginocchio destro e appoggi anch'esso sul tavolo e nel mentre pronunci :
<<Sono il tuo sogno?">>
<<No, sei una magnifica realtà>>"
fabius00 @ 12:58 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 26 gennaio 2007 | in : sesso, racconti erotici

Dai fallo.
Dalla mie labbra escono solo queste parole, questo messaggio in codice di cui avevamo parlato qualche giorno prima al telefono.
Sento la tua bocca muoversi, la tua testa contorcersi intorno al mio sesso. Sei divertita e confusa, ma non riesci a staccarti da li.
Lecchi, succhi, pompi aiutandoti con la mano... con l'altra giochi con le mie palle, le massaggi e le tasti, con maestria, leggiadria e con delicatezza... il mio membro si irrigidisce sempre di più, lo
sento ingrandirsi nella tua bocca e sento dei versi di piacere mentre continui il tuo lavoro di godimento.
Dai fallo.
Lo hai sentito bene ora, e ti stacchi da lui continuando a masturbarmi sempre più veloce, sempre più eccitata. Ti volti e mi chiedi di ripeterlo ancora
"dai fallo fallo, dai ti prego fallo..."
"Si lo faccio per te" e nel mentre mi infili tutto l'indice nel sedere.
Ora mi masturbi, mi lecchi i testicoli e mi penetri con un dito nell'ano.
Non pensavi che te l'avrei chiesto, non pensavi che per me fosse la prima volta, ma non c'hai pensato su due volte e hai cominciato a penetrarmi e leccarmi il buchino.
Mi sentivo riempito e godevo. Sentivo il solleticare della tua lingua sull'ano e il piacere d'essere deflorato con un tuo dito. Mi sentivo tuo, mi sentivo te dentro e ora capisco come ci si sente ad
essere "presi".
Il tuo lavoro, mano, dito, lingua è continuato, ma per me, oggi, ci sei solo tu.
Mi sposto, mi levo sentendo il tuo disappunto, sentendo la tua voglia di assaporarmi fino in fondo, sentendo il mio sapore, d'altronde fino a poco prima ti ho assaggiata solo io...
Eh si, fino a poco prima eravamo li sdraiati sul divano a parlare del più e del meno, fino a quando ti ho fatto un piccolo massaggio sulle tempie, sulle spalle e t'ho abbracciata da dietro.

Nel fare questo movimento te ho sfiorato un seno, rotondo, piccolo ma preciso da stare
in mano, di quelli che sono precisi per le coppe di champagne... Li forse è scattato qualcosa in me e, forse, anche in te...
I nostri sguardi sono stati diversi, più intensi, le nostre voci decisamente più basse, più sussurrate. Sembrava che ci conoscessimo da una vita, che fossimo stati sempre insieme, invece era il nostro
primo appuntamento, la prima volta che stavamo da soli. Una carezza sulle gote, a rincuorarti, a sincerarti che non ti avrei mai fatto del male, che non avrei voluto fare cose che a te non sarebbero andate. La tua mano che sfiorava e accarezzava il mio braccio, in cerca di sicurezza, in cerca di affetto sincero. La mia mano è andata dietro il tuo collo, mi sono sporto e avvicinato alle tue labbra, solo avvicinato, poi insieme abbiamo fatto il resto. Il contatto, il bacio... lungo delicato, passionale, mordicchiato e succhiato.

Cazzo.
Mi piace come baci, mi piace il tuo sapore. Per quanto ci siamo baciati? Mi è sembrata un'eternità, e avrei voluto continuare a farlo. Ti sei alzata e ci siamo abbracciati e abbiamo continuato a
baciarci, con le nostre mani che esploravano ognuna il corpo dell'altra. Spalle, braccia, gambe, collo, testa. Mani senza meta e senza fine, che correvano alla ricerca di un non so che, di tempi
andati, di cose da sognare, di momenti da ricordare.

fabius00 @ 12:37 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 22 dicembre 2006 | in : sesso, racconti erotici

Ci siamo sentiti per telefono e mi hai pregato di essere veloce. Mi hai
scongiurato di arrivare a casa tua il più velocemente possibile.
Prendo, scendo le scale due a due. Infilo il casco e  inforco la moto. Nel tragitto che mi
separa da te comincio a riflettere. "cosa sarà mai successo, cosa
vorrà di cosi importante!"
prima, seconda, quarta, sbaglio anche a ingranare le marce e intanto
zigzago tra le auto che mi sembrano ostacoli messi li da qualcuno che
ce l'ha con me, che mi vuol far fare tardi.
Non posso! Quarta, quinta, rettilineo centocinquanta all'ora...
rosso! Vecchina! Oddio!
Schivata per un pelo! In compenso un'altra persona che mi manda
accidenti...
Arrivo, inchiodo, scendo. E la catena? Cazzo la mia nuova suzukina... e
se me la fottono? Non posso perder tempo. Citofono... una voce
"ancora sei lì? Sbrigati"
Rifletto. Ma come sbrigati... c'ho messo sette minuti ad arrivare a
casa tua. Sono le sette e trentanove di venerdì sera, i negozi
chiudono e per sbrigarmi non ho potuto neanche sbirciare le commesse in
gonnella sui motorini...
Apro il portone, ascensore? No! Ci mette troppo... altri tre piani di
corsa stavolta i gradini diventano tre a tre. Arrivo al terzo piano col
cuore che mi scoppia. La porta è aperta come al solito, ma stavolta è
buio, c'è solo una flebile luce. Decine di candele profumate sono
accese sul pavimento. Sembra di vedere una pista d'atterraggio. Forse
è il punto dove devo atterrare. Sorrido.
Odori si mescolano nelle mie narici. Entro e pronuncio il tuo nome.
Nessuna risposta.
Chiudo la porta alle mie spalle in maniera silenziosa, pensando che il
nonrumore che di solito faccio ti spinga a parlare... nulla...
Cammino lungo il sentiero di fiammelle e arrivo nel soggiorno e ti vedo
li vestita solo di una collana di perle bianche... seduta sul
bracciolo della poltrona, schiena leggermente inarcata, un piede
appoggiato al pavimento, mentre l'altra gamba alzata e appoggiata
alla seduta della poltrona.
Ti stai masturbando, ti sento gemere, mi dici di avvicinarmi. Lo faccio
e nel mentre mi spoglio.
Il mio cazzo si è subito messo in posizione, duro sull'attenti.
Continui a toccarti, ti bacio dolcemente sulle labbra e poi passo
velocemente e avidamente sui tuoi capezzoli. Li mordo e gemi, li
stringo ma voglio di più. Ti faccio girare e ti faccio appoggiare le
braccia allo schienale della poltrona affinché possa vedere lo
spettacolo più bello del mondo. Il tuo culo. Te lo lecco e ti scopo la
fica con l'indice. Continuo e faccio entrare anche il medio. Gemiti di
piacere si sentono, misti a parole confuse. Non ti capisco. In questo
momento non capisco più nulla. Sono letteralmente infoiato. Continui a
parlare e capisco che lo vuoi in bocca. Ti giri di nuovo e con una mano
ti tocchi e con l'altra mi masturbi e con la bocca mi spompini. Sento il godere
crescere in me. Sento che anche te stai per esplodere. È un attimo e
veniamo insieme. Cinque secondi per ritornare collegati al mondo reale
e ti bacio scambiandoci i nostri sapori ancora nelle nostre bocche.
Sento le campane. Sorrido. Le campane? Cazzo! E' l'antifurto della
suzuki!